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 PASQUINO - LE PASQUINATE



LE PASQUINATE




  • DA NICCOLO' V (1447-55) A PAOLO III 1534-49)
  • DA GIULIO III (1550 - 55) A URBANO VIII (1623 - 44)
  • DA INNOCENZO X (1644-55) A PIO IX (1846 - 78)
  • SU CARDINALI
  • SU PERSONE
  • SU EVENTI
  • SUI CONCLAVI







  •      Le prime pasquinate risalgono al pontificato di Niccolò V (1447 - 1455) e proseguono ininterrottamente per tutta la durata dello Stato pontificio.

    In questo sito sono presenti circa 230 pasquinate scelte fra diverse raccolte e suddivise in diversi argomenti.






    DA NICCOLO' V (1447-55) A PAOLO III 1534-49)

    Niccolò V - Tommaso Parentuccelli (1447 - 1455)

    Fece impiccare, accusati di congiura, 6 appartenenti alle famiglie più in vista di Roma. In realtà due di essi erano stati graziati ma il papa non poté firmare l'atto di grazia perché al momento dell'esecuzione era ubriaco fradicio.

    Da quando è Niccolò papa e assassino
    abbonda a Roma il sangue e scarso è il vino.

    "Baroni"
    Orsini Colonnesi e Frangipani
    Riscuoton oggi e pagano domani.

    Più assai che peste, papi ed imperiali,
    più assai che fame, galli e aragonesi,
    più a Roma son assai crudi e fatali
    Savelli, Orsini Cenci e Colonnesi.

    Oggi è il Colonna guelfo?... ed è l'Orsino
    feroce ghibellino;
    L'Orso domani segue il pastorale?...
    E' Colonna imperiale!

    Callisto III - Alfonso Borgia (1455 - 1458)

    Grande nepotista

    Ai poveri suoi apostoli la Chiesa
    aveva lasciato Cristo;
    preda dei ricchi suoi nipoti è resa
    oggi dal buon Calisto.

    Paolo II - Pietro Barbo (1464 - 1471)

    Per la sua ignoranza e il lusso smodato

    Di Papa Paolo il capo è vuoto: è' giusto
    quindi che sia di gemme e d'oro onusto.

    Sisto IV - Francesco della Rovere (1471- 1484)

    Per la sua rapacia, lussuria, frodi ed eccidi

    Requie il diavolo accordi a papa Sisto,
    Al diavolo fedele, ostile a Cristo.

    Sisto, sei morto alfine: ingiusto, infido giace
    chi la pace odir tanto in sempiterna pace.

    Sisto sei morto alfine: e Roma ecco in Letizia,
    che te regnante, fame soffrì, stragi e nequizia.

    Sisto sei morto alfine: tu di discordia eterno
    motor fin Dio, scendi nel cupo inferno.

    Sisto sei morto alfine: in ogni inganno destro,
    in frodi, in tradimenti altissimo maestro.

    Sisto sei morto alfine; orgia di sozzi pianti
    ti dan ruffian, cinedi, meretrici e baccanti.

    Sisto sei morto alfine: obbrobrio e vituperio
    del papato, sei morto alfine: Sisto, è vero?

    Sisto sei morto alfine: su, su, gettate a brani
    le scellerate membra in pasto ai lupi e ai cani!

    Di usure, d'omicidi e di rapine
    Roma, regnando Sisto, è stata scena,
    di stragi e di ruine.
    Ogni delitto alfine oggi è sparito:
    Sisto, feroce e insaziata iena,
    con sé l'ha seppellito.

    Perché tanto onorevoli funerali, Sisto?
    Ogni preghiera è vana per uom sì infame e tristo!
    Irrise, mentr'ei visse, uomini, Santi e Dio,
    e bestemmiò imprecando, allor che si morìo.
    Or giace: al cielo e al diavolo in egual modo inviso
    Oh, se alcun di sua madre l'avesse in grembo ucciso!

    Innocenzo VIII - Giovanni Battista Cibo (1484 - 1492)

    Il nome d'Innocenzo che prendesti
    non ti si affà per niente;
    è meglio che pei posteri tu resti
    col nome di Nocente.

    Per aver dato in moglie al figlio Franceschetto Cibe Maddalena deì Medici in cambio della porpora cardinalizia al fratello di lei, Giovanni, di soli 15 anni, che diverrà papa col nome di Leone X.

    Per congiunger la Medici
    al figlio Franceschetto,
    Innocenzo la porpora
    donava a un ragazzetto.
    Se è ver che il Samto Spirito
    fa il papa sovrumano
    in questo, il Santo Spirito
    l'ha fatta da mezzano.

    Per le sue libidini

    Lode a Innocenzo rendere,
    Quiriti! Ben si debbe
    ché dell'esausta patria
    la prole ei stesso accrebbe!

    Otto bastardi ed otto fanciulle ha generato
    Nocente, e della patria Padre sarà chiamato.

    Epitaffio
    Libidine, avarizia, ignavia e gola
    son tutte acchiuse in questa tomba sola.

    Alessandro VI - Rodrigo Borgia (1492 - 1503)

    Aveva sullo stemma un bue e quando fu eletto apparve questa pasquinata:

    Predixi tibi papa bos quod esse
    La particolarità è che, a seconda di dove si mette la virgola può essere tradotta in questi modi:
    Ti predissi che saresti stato un papa bue
    Ti predissi, o papa, che saresti stato un bue
    Ti predissi, o bue, che saresti stato papa

    Come il popolo stimava i Borgia

    Son questi i Borgia in ver sul buon cammino,
    oprando gesta gloriose e degne
    del serpente, di Giuda e di Caino.

    Per la vendita di cappelli cardinalizi

    Vende Alessandro altari e Chiavi e Cristo
    e ben lo può, ché pria ne fece acquisto.

    Cesare , figlio del papa, aveva fatto uccidere il fratello Duca di Gandia; Alessandro VI ne fece ripescare il corpo dal Tevere.

    D'uomini pescator noi ti crediamo
    papa fra tutti i preti,
    poiché il figliol pescare ti vediamo
    con le tue stesse reti.

    Per le stragi nelle Marche e nelle Romagne

    Or che preda del fuoco e delle spade
    son l'itale contrade,
    ecco, Alessandro sesto, or puoi gioire :
    Ora puoi morire.

    Per il giubileo del 1500

    Mentre Alessandro agli uomini
    schiude del ciel la via
    con stragi e con infamie
    all'Erebo si avvia.

    In morte del papa

    La causa della morte? Velen, perdio, veleno,
    che per l'umano genere vita e salvezza fu.

    E ancora

    C'è da stupirsi se un vomito ha assalito
    di nero sangue il Borgia in agonia?
    E' il sangue che ingoiava e, digerito,
    dall'empie fauci gorgogliando uscia.

    E ancora

    Furie, perché del sangue e dell'eccidio l'orgia
    cessò d'un tratto e pace e gioia ne arride?
    E' morto Borgia!

    Giulio II - Giuliano Della Rovere (1503 - 1513)

    Il papa guerriero

    Meglio che le chiavi dové la sorte
    darti la clava per menare morte

    E ancora
    Ritorna, o padre santo, al tuo San Pietro,
    e stringi il freno al tuo caldo destre,
    che gir per dare in segno e poi fallire,
    reca altrui più disonor che stare addietro.
    Pastor, sta nel tuo loco,
    che non è poco governar ben Roma,
    e del manto tener para la soma.

    Per la vendita delle indulgenze

    Un fraudolento mercator si sa,
    è papa Giulio che ai baggei vendé
    quel ciel che, per se stesso egli non ha.

    La sua anima non trova pace neanche dopo morto

    "Sei tu nel ciel?".
    "Vuoi tu che nel ciel sia, se mai non potei far che in Dio credesse!"
    "Se tu dove si purga ogni opra ria?"
    "No, che mie colpe in Dio son tutte impresse!"
    "Sei nell'inferno?" "No, Dio tema haria che in quel di nuovo contra lui movesse!"
    "Dunque, ove sei?"
    "Pensa, ridotto ho Dio, che non sa dar albergo allo spirto mio!"

    E ancora
    Morì bravando e minacciando il mondo,
    del crudo, orrendo e miserando strazio
    della sua bella Italia, ancor non sazio,
    il tumulato qui, Giulio secondo.

    Epitaffio
    Qui giace Giulio furibondo: fugge
    chi vuol vivere in pace:
    che s'ei scopre l'avel, minaccia e rugge
    squassando l'ignea face

    Leone X - Giovanni de' Medici (1513 - 1521)

    Colloquio fra Marforio e Pasquino
    - Come vanno gli affari?"
    - Benissimo, Marforio: comandano i giullari.

    Per la sua furberia

    Colui che applaude e ammira il rapace Leone
    della belva dimentica il terribile unghione.

    Per la lussuria del papa<

    Vuoi farti ricco e rendermi tue gentilezze accette?
    Dammi pei miei sollazzi fanciulli e verginette.

    Consigli per far carriera in curia

    Se di piacere ai preti
    prendesti la brama,
    se alle ricchezze, al fasto,
    l'avaro cor ti chiama;
    se le gemme preziose
    posson farti felice,
    avrai tutto atteggiandoti
    a sozza meretrice.

    Per le spese del papa

    Se vieni o pellegrin per questo,
    s'ami adorare Iddio,
    qui non è luogo,
    ché certo Roma sprezza
    i miseri e non pensa
    ch'al gaudio e alla ricchezza.

    In sua morte

    Piangete, buffoni magri, anzi civette,
    piangete, mimi e miseri istrioni,
    piangete o frati spurcidi ghiottoni,
    a cui dir mal la gola 'l gettar dette.
    Colui che ammira e applaude il rapace Leone,
    della belva dimentica il terribile unghione.

    Simonia

    Gli ultimi istanti per Leon venuti,
    egli non poté avere i sacramenti.
    Per Dio!... li aveva venduti!

    Epitaffio

    La fama di Leone X marcisce in questa tomba.
    Quegli che lasciò così magre le sue pecorelle
    ora ingrassa la terra.

    E ancora

    Quel trono grande e di ricchezze ornato
    lo lassa quasi estinto e ruinato;
    guarda che uomo ha portato la corona!
    Micidial tiranno è la sua storia!

    Adriano VI - Adriano Florensz (1522 - 1523)

    Alla morte di questo papa, l'Archiatra pontificio si vide arrivare questo cartello:

    Al liberatore della Patria. SPQR

    Epitaffio
    Papa Adriano è chiuso qui; egli fu un tristo.
    Con tutti ebbe a che far, fuorché con Cristo.

    Clemente VII - Giulio de' Medici (1523 - 1534)

    Dico Clemente cane.
    bastardo, traditor, guercio, tiranno
    sentina d'ogni vizio e de ogni inganno.
    Te regnante, su questa afflitta Roma
    orde, fiamme, ruine e pestilenza
    si rovesciaron, sì che l'ebber doma.

    Per la sua inettitudine

    Ecco vedete! E' proprio vera quella sentenza:
    che ognora la Fortuna protesse l'insipienza.

    Per la sua morte (si dice dovuta al suo medico Curzio)

    Curzio uccise Clemente: a lui dovute
    son ricche offerte, a lui che ci dié in dono
    la pubblica salute.

    Il ritratto del suo medico fu appiccicato allo zoccolo di Pasquino con questa scritta:
    Ecce qui tollit peccata mundi

    Paolo III - Pier Luigi Farnese (1534 - 1549)

    All'elezione del papa
    Roma era in mano ai Medici per fiera malattia,
    ora di male in peggio caduta è in Farnesia.

    Considerazioni

    I ruffiani regnar con papa Sisto;
    con Giulio i sodomiti ebber iattanza;
    con Leone il giullare prence fu visto;
    poser tre noi stragi e rapina stanza
    sotto Clemente; ed or, Paolo, potremo
    d'un migliore avvenir nutrir speranza?

    Cardinale per i favori offerti da sua sorella Giulia ad Alessandro VI Borgia, divenuto papa, il popolino lo soprannominò per questo "Papa fregnese".

    Per il fregnese favor avesti il cappel ed un papato

    In morte

    Marforio e Pasquino:
    - Dimmi o Pasquino, è ver che il papa è morto?
    - Così mai non fosse egli al mondo nato
    ché ha stroppio e guasto tutto il papato
    e sì ei campava l'avrebbe seppellito!

    Questa pasquinata si riferisce al figlio di Paolo III, Pier Luigi, noto sodomita, e al nipote Ottavio, sposo giovanissimo di Margherita d'Austria con la quale non riusciva a combinare nulla perché, appunto, troppo piccolo.

    Duo cazi, padre Santo il biasimo sono
    e la ruina de la casa vostra:
    un picolino, che non è ancor buono
    da comparir ne la morosa giostra;
    e uno grosso, di cui va la voce e il suono
    che gli è l'infamia della etade nostra.
    Questi duo cazi vi faranno un giorno
    morir fallito con vergogna e scorno.

    Per il suo sfrenato nepotismo

    Per Paolo III oriamo, a cui l'amore
    va di sua casa divorando il core.

    Per la sua inaffidabilità

    Ieri marmoreo tronco era, sprezzato e vile,
    oggi di Perseo assumo l'aspetto giovanile.
    Se lice a Paol mutarsi ben dieci volte all'ora
    perché non fia concesso mutare a me talora?

    Per la cupidigia dei suoi nipoti

    Cerbero con tre fauci un dì latrava,
    ma almen d'assordar sol si contentava
    le genti grame:
    Con quattro fauci tu non turbi alcuno,
    ma divori, divori... e ognor digiuno,
    hai sempre fame!

    La testa di Medusa stamattina
    sembrommi il papa; e parvemi i nipoti
    la chioma serpentina:
    or sorgi, Perseo; e per giovare a Roma
    quel capo, con la tua spada percuoti:
    reciderai la chioma!

    Marforio: - Deh prestami un baiocco, Pasquino,
    poi che il Santo Pastore mi ha lassato.
    Pasquino: - Oh povero Marforio, disgraziato
    non eri tu romano e cittadino?
    Marforio: - Era romano anchora Paulino
    poi vedi quanti amici ha dispogliato.
    Cesi, Medici e Spinola ha ammazzato
    per dare ai suoi nipoti e al malandrino
    Farnese Nepi; e tant'altri castelli
    a Cibo; Santo Spirito non vede
    che il diavolo o tien per li capelli.
    Non ha più carità, non ha più fede
    ma sempre rei costumi e a Dio ribelli.
    Né val gridar né domandar mercede
    e se Dio non provvede
    a questo homicidiale viver lasso,
    chiamerem per soccorso satanasso.

    Paragone tra Cristo e il papa Paolo III

    Cristo disse: il mio regno non è di questo mondo
    Il papa conquista la città con la forza;
    Cristo aveva una corona di spine
    Il papa porta il triplo diadema;
    Cristo lavò i piedi ai suoi discepoli
    Il papa se li fa baciare dai re;
    Cristo pagava i tributi
    Il papa li riscuote;
    Cristo nutriva le sue pecorelle
    Il papa le tosa a suo profitto;
    Cristo era povero
    Il papa vuole impadronirsi del mondo;
    Cristo portò sulle spalle la croce
    Il papa si fa portare a spalla dai servitori in livrea dorata;
    Cristo disprezzò le ricchezze
    Il papa non ha altra passione che quella dell'oro;
    Cristo espulse i mercanti dal tempio
    Il papa ce li accoglie;
    Cristo predicò la pace
    Il papa è la fiaccola della guerra;
    Cristo era la mansuetudine
    Il papa è l'orgoglio in persona;
    Le leggi che Cristo promulgò, il suo vicario se le mette sotto i piedi.
    Cristo ascese al cielo
    Il suo vicario scenderà nell'inferno.

    Epitaffio

    In questa tomba giace
    un avvoltoio cupido e rapace.
    Ei fu Paolo Farnese
    che mai nulla donò, che tutto prese.
    Fate per lui orazione:
    poveretto, morì d'indigestione.

    Epitaffio

    In questa fossa a guisa d'orinale
    giace Paolo avar, Sandro scortese;
    e tu viator, pisciagli addosso e vale.

     


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