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BIOGRAFIE |

262 - PAOLO VI

Lombardo 1897 - 1978
Pontificato 1963 - 1978
Nome: Giovanni Battista Montini
Giovan Battista Montini fu visto dal conclave come l'uomo di mediazione, colui che poteva sciogliere i nodi tra l'ala conservatrice e l'ala progressista della Chiesa; il politico fine, l'uomo di grande cultura ed esperienza diplomatica che era stato vicino agli ultimi papi e aveva dimestichezza con la classe politica italiana.
Montini era un aperturista con l'animo di un conservatore; seppe guidare il concilio verso un riformismo controllato moderando la spinta progressista e preoccupandosi di mantenere sempre ferma l'autorità del pontefice che non deve mai sottostare a collegialità di nessun genere. Insomma, il vertice è sempre il papa e l'ultima parola è sempre la sua.
Ribadì questa autorità specialmente su temi scottanti quali il celibato dei preti e il controllo delle nascite, in cui si riservò ogni decisione perché su questi argomenti "non è affatto opportuno un pubblico dibattito".
Motu proprio, abrogò "L'indice dei libri proibiti" e il "Sant'Uffizio" sostituendolo con la "Congregazione per la dottrina della fede": cambiò il nome na non la sostanza. Istituì il Sinodo dei vescovi ma gli attribuì una funzione puramente consultiva; la riforma di Paolo VI, insomma, si oppose a qualunque iniziativa che potesse intaccare la tradizione dogmatica e il primato pontificio.
Malgrado ciò è indiscutibile che il concilio Vaticano II abbia significato una svolta epocale per la Chiesa.
Sulla scia di Giovanni XXIII, anche papa Montini uscirà frequentemente dalle mura leonine, anzi sarà addirittura il primo papa dei tempi moderni a recarsi all'estero: Palestina, India, ONU, Fatima, Turchia, Bogotà, Ginevra, Uganda, Australia e Oceania. Subì anche un attentato mentre si trovava a Manila: un folle tentò di accoltellarlo ma fu fermato in tempo.
Durante il suo viaggio in Colombia fece un discorso in cui parlava delle ingiustizie sociali e fu considerata una grossa gaffe nei confronti del governo ospitante. In altre occasioni si dimostrò invece conservatore e questo suo tentennare da una posizione all'altra gli valse l'appellativo di "papa amletico", indeciso, contraddittorio.
Nel 1967 pubblicò la Populorum progressio che riprendeva e sviluppava i temi della Mater et Magistra giovannea sui temi del lavoro e dei rapporti sociali. In questa enciclica si enunciava la "teologia della liberazione" che fu accolta in senso estremistico da molti sacerdoti e da qualche vescovo dell'America latina, i quali passarono dalle parole all'azione antigovernativa anche con le armi.
Paolo VI, consapevole delle conseguenze di quanto aveva scritto, si preoccuperà di ridimensionare il suo stesso pensiero precisando che la teologia della liberazione andava attuata con le armi della carità
Nella Humanae vitae vietava ai cattolici l'uso degli anticocezionali mentre nella Sacerdotalis Coelibatus ribadiva l'obbligo del celibato per i preti; sconfessò il catechismo olandese e ribadì il primato del papa nel Congresso mondiale delle Chiese, vanificando il riavvicinamento teologico con gli anglicani.
L'assolutismo papale è fermo e indiscutibile al di là dei messaggi ecumenici che sono serviti a rinsaldare le Mura Leonine scosse dal suo predecessore.
Riformò profondamente la liturgia abolendo la messa in latino e disponendo che il sacerdote dovesse essere volto verso i fedeli durante la celebrazione della messa. Queste innovazioni causarono la ribellione del vescovo francese Lefèvre che mise in atto un "mini scisma" rifiutando di rientrare nei ranghi ma non fu scomunicato.
Sotto il suo pontificato furono introdotti in Italia il divorzio e l'aborto tramite referendum popolare abrogativo.
Nel 1975 indisse l'Anno Santo ma, visto il clima politico che si respirava in Italia, passò senza particolari clamori.
I giudizi su questo papa sono discordanti, ma è indubbio che egli governò la Chiesa in un periodo estremamente delicato sia per la vita politica italiana (ricordiamo il rapimento del Presidente Moro, le Brigate rosse) ed internazionale (l'attentato alle Olimpiadi di Monaco) che della stessa Chiesa, (teologia della liberazione, dissidenti, movimenti contestatari) divisa tra desiderio di cambiamento e conservatorismo.
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