Marchigiano n. 1760 - m. 1829
Pontificato 1823 - 1829
Nome: Annibale Sermattei della Genga
Appartenente alla nobile famiglia della Genga, aveva studiato a Roma e percorso i gradini della carriera ecclesiastica ricomprendo anche diverse nunziature.
Alla sua elezione volle fare molti gesti di munificenza verso il popolo per ingraziarselo ma non riuscì a farsi amare.
Fu infatti il papa che fece chiudere le taverne da cancelletti perché vi capitavano risse e vi si bestemmiava,ma più probabilmente perché non divenissero luoghi di complotto carbonari o comunque frondisti, cosicché gli avventori potevano bere solo stando all'esterno.
Allargò il Ghetto e abolì la Commissione sul vaiolo; meglio che il popolo continuasse a morire di questa terribile malattia che riconoscere la validità della vaccinazione che in qualche modo mutava il corso della natura e quindi la volontà di Dio.
Leone fu il primo papa a risiedere in Vaticano invece che al Quirinale e fece ricostruire la Basilica di San Paolo fuori le mura distrutta da un incendio sotto Pio VII.
In quanto alla politica era assolutamente reazionario: annullò molte riforme ritenute "liberali" del suo predecessore e sotto il suo pontificato furono giustiziati due carbonari, Targhini e Montanari la cui esecuzione è ancor oggi ricordata da una targa a Piazza del Popolo.
Il grande poliziotto di Roma in questo periodo fu il cardinale Rivarola che a Bologna aveva emanato personalmente 508 sentenze che andavano dalla condanna a morte alla sorveglianza speciale.
Usò pugno di ferro con i briganti che infestavano il regno pontificio affidando al cardinale Antonio Pallotta l'incarico di ripulire le campagne da questa piaga; nel 1826 ci fu l'ultima esecuzione capitale nello Stato pontificio, tramite "mazzolatura semplice" (cioè senza squartamento) su Giuseppe Franconi reo dell'uccisione di un prete, eseguita dal famoso boia di Roma Mastro Titta.
Leone proclamò l'Anno santo del 1825.
Era già malaticcio quando fu eletto papa e gli avevano dato l'estrema unzione ben 17 volte ma non moriva mai.
Quando morì ecco il commento di Pasquino: