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BIOGRAFIE |

236 - INNOCENZO X

Romanon. 1574 - m. 1655
Pontificato 1644 - 1655
Nome: Giovanni Battista Pamphilj
In conclave i Barberini appoggiarono l'elezione del cardinal Pamphilj, innalzato alla porpora da Urbano VIII, sperando in un moto di gratitudine del nuovo papa che avrebbe lasciato intatti i loro privilegi.
Invece Innocenzo X, una volta papa, per prima cosa sottopose a processo i Barberini, odiati dal popolo, con l'accusa di appropriazione indebita e e li costrinse a cambiare aria rifugiandosi in Francia.
L'intervento di Mazzarino però, piegò a più miti consigli il papa che permise ai Barberini di tornare a Roma con tutti gli onori. Uno smacco sonoro per il papato che già godeva di scarsissimo credito in Europa.
Prova ne sia che durante il trattato di Westfalia ogni decisione fu presa sulla testa della Chiesa tenendo conto esclusivamente degli interessi politico-economici degli Stati interessati.
In pratica lo Stato pontificio veniva politicamente ignorato nel contesto internazionale. L'aspetto religioso delle contese tra gli stati europei passava in secondo piano e la voce del papa non incuteva più soggezione a nessuno.
Deluso dall'Europa nella quale non contava più del due di briscola, Innocenzo riversò tutto il suo interesse nello Stato pontificio.
Non ebbe fortuna con i nipoti ma poté contare su una donna che per altro lo aveva dominato ancor prima dell'inizio del suo pontificato ed era stata la sua promotrice per l'ascesa al soglio pontificio: sua cognata Olimpia Maidalchini, Donna Olimpia o La Pimpaccia di Piazza Navona, come la chiamavano i romani.
Era l'eminenza grigia della Curia, la "papessa" attraverso la quale bisognava passare per arrivare al papa.
Era d'obbligo, naturalmente, una dazione per ottenere i suoi favori e Olimpia non si preoccupava di fare mistero della sua avidità, tanto che Pasquino la prese di mira a più riprese.
Innocenzo lasciava correre e anche i costumi si allentarono, facendo ritrovare alle cortigiane un posto di prim'ordine nella società romana anche perché costituivano un abbondante cespite per l'erario pontificio con le tasse che pagavano.
Olimpia volle ampliare il palazzo di famiglia a Piazza Navona, considerato ormai troppo piccolo per il rango della Famiglia, e diede incarico al Bernini di sistemare la piazza antistante che doveva fungere da "cortile" per il palazzo stesso. Ne nacque la meraviglia di Palazzo Pamphilj e della fontana dei Fiumi inserita nella scenografia che riprendeva l'antica forma dello Stadio di Domiziano.
Sul Gianicolo fu eretta la Villa Panphili ma furono eseguite anche opere pubbliche nell'ottica di quel rimodernamento urbanistico iniziato da Sisto V.
Olimpia diede un'impronta di pomposità ad ogni circostanza, compreso il Giubileo del 1650 rimasto famoso per lo sfarzo e le scenografie che lo catatterizzarono.
Le tasse imperversarono perché i soldi non bastavano mai e si finì per imporre pesanti gabelle anche sui generi di primaria necessità, per cui è giustificato il grido di Pasquino:
Noi volemo altro che guglie e fontane
pane, volemo, pane, pane, pane!
All'annuncio della morte imminente del papa, Donna Olimpia fu vista arrivare in carrozza come una furia e arraffare tutto quanto poteva. Al resto ci pensò il popolo che aveva fatto irruzione nel palazzo e si dice che al papa fosse rubata anche la coperta sul letto di morte.
Il suo cadavere restò alcuni giorni nel letto senza che nessuno provvedesse a seppellirlo e quando la curia chiese a Donna Olimpia di provvedere alla sepoltura, lei rispose che non poteva perché era solo una "povera vedova"!
Alla fine la salma fu trasportata in un locale adibito a magazzino e messa in una bara provvisoria.
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