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BIOGRAFIE |

227 - SISTO V

Marchigiano n. 1520 - 1590
Pontificato 1585 - 1590
Nome: Felice Peretti
Di famiglia poverissima, Felice fu accolto all'età di 9 anni nel convento dei Francescani di Montalto di Marche per interessamento di un suo zio, frate Salvatore.
Intelligentissimo e precoce, acquistò fama di grande predicatore ancor prima di prendere i voti. Divenne Generale dell'Ordine, assessore dell'Inquisizione, teologo del papa nel Concilio di Trento.
Fu fatto vescovo poi cardinale da Pio V, ma non fu gradito dal successore Gregorio XIII, così Felice seppe mettersi in disparte ritirandosi a vivere modestamente con sua sorella in una sua villa presso Santa Maria Maggiore .
Quando Paolo Giordano Orsini, amante di Vittoria Accoramboni moglie di suo nipote Francesco, assassinò il marito scomodo, Felice fu convocato da Gregorio per chiedergli come voleva che si comportasse; egli rispose di lasciar perdere, che il tempo avrebbe aggiustato tutto. Una vendetta solo rimandata che evitava di inimicarsi la più potente famiglia di Roma.
Dice la leggenda che quando entrò in conclave appariva come un uomo vecchio e malconcio per favorire la propria elezione come "papa di transizione", ma che quando fu eletto buttò via le stampelle e tirò fuori tutta la sua grinta.
E' appunto una leggenda perché in realtà il cardinale Montalto (così veniva chiamato il Peretti) brigò come tutti per cercare favori e infine fu eletto all'unanimità.
Il giorno del conclave i due amanti celebrarono il matrimonio convinti di averla fatta franca, quando arrivò come un fulmine la notizia dell'elezione di Sisto V.
Scapparono da Roma e si rifugiarono a Venezia ma per loro non esisteva più un luogo sicuro; Paolo morì per un'infezione alla gamba che lo sottrasse all'impiccagione, Vittoria morirà pugnalata da un sicario di Ludovico Orsini.
A Roma si instaurò un regime di pulizia: ricchi o poveri, nobili o plebei, tutti furono sottoposti alla ferrea legge di Sisto: bastava un sospetto per finire sulla forca.
Non serviva costituirsi, pentirsi, implorare la grazia; la condanna a morte venne applicata anche per i reati più lievi: i magnaccia, le madri che prostituiscono le figlie o che fanno loro condurre vita immorale, sono destinati alla forca.
Per le puttane romane i tempi sono durissimi: non vennero scacciate da Roma (le casse pontificie incassavano laute entrate dalla loro tassazione) ma confinate all'Ortaccio", una zona presso
Ripetta, malsana e malfamata.
Il brigantaggio venne stroncato con pugno di ferro, il clero doveva rigare dritto; la controriforma venne applicata alla lettera.
Vennero nominati cardinali prevalentemente italiani (tendenza che si applicherà fino ai giorni nostri) e fu riformata la Curia romana dandole una struttura che conserva ancora oggi.
Sisto V fu un accentratore ed un assolutista come pochi, ma era evidente che solo in questo modo si poteva porre rimedio ad una situazione politica, sociale ed economica disastrata qual era quella che trovò a Roma.
Attuò un piano di riforme anche in campo economico incrementando l'agricoltura, prosciugando parte delle paludi Pontine e portò a Roma l'acqua restaurando l'acquedotto di Alessandro Severo che porterà acqua alla "mostra" dell'Acquedotto Felice, così chiamato in suo onore.
Impose dazi e gabelle su qualunque cosa e per la riscossione ricorse a gabellieri della sua regione, marchigiani. Per questo nacque il detto popolare: Meglio un morto in casa che un marchigiano fuori la porta! ma le cospicue entrate furono usate in buona parte per rimodernare la città.
Su Sisto e sulla sua severità esistono mumerosi aneddoti.
Favorì, grazie anche al nuovo apporto idrico, l'insediamento della popolazione in più vaste zone della città.
Sisto fu un grande urbanista. Sventrò interi quartieri per costruire strade che favorissero la viabilità e agevolassero l'afflusso dei pellegrini nei luoghi di culto, innalzò i tre obelischi più alti di Roma, a Piazza San Pietro, a San Giovanni e a Santa Maria Maggiore; completò il Palazzo del Quirinale, la cupola di San Pietro, iniziò la fabbrica di un nuovo Palazzo del Laterano e fece sistemare la cosiddetta "Scala santa" ed altre innumerevoli opere che contribuirono a rendere Roma nuovamente "Caput mundi" in quella visione accentrarice che era propria del suo pontificato.
In campo politico si adoperò per la pace ma nulla poté fare nel conflitto che vide la Spagna di Filippo II contro la Grande Elisabetta.
Sisto governò finché ne ebbe la forza e morì stroncato dalla malaria a 70 anni.
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