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225 - PIO V (Santo)



Piemontese n. 1504 - m. 1572
Pontificato 1566 - 1572
Nome: Antonio Michele Ghisleri

Questo conclave fu dominato dalla figura di Carlo Borromeo che fece rispettare il decretale De eligendis emanato da Pio IV, impedendo contatti con l'esterno.
I cardinali erano divisi tra coloro che volevano un'attuazione piena e rigorosa della Riforma conciliare, fra i quali il Borromeo, e coloro che erano più "concilianti" e volevano evitare una drastica rottura con i protestanti.
Borromeo ebbe la meglio e riusci ad imporre il suo candidato, Michele Ghisleri.
Domenicano, di umilissime origini, aveva avuto sempre un comportamento esemplare, tanto da essere nominato Inquisitore prima per Pavia poi per Como; come inquisitore si era dimostrato duro e rigoroso al punto da essere preso a sassate dalla gente con non sopportava il suo zelo.
La sua fama lo fece arrivare alla carica di Grande Inquisitore di Roma ma anche qui il suo rigore sembrò eccessivo e fu sospeso dall'incarico e mandato in esilio.
A ricordarsi di lui fu Carlo Borromeo che spinse la sua candidatura in conclave.
Non volle feste per la sua incoronazione, continuò a dormire su un pagliericcio, a digiunare e fare penitenza; una figura ascetica che il popolo ammirava, quando passava in processione a piedi scalzi: non s'era mai visto un papa così umile e devoto. Un papa religioso, cosa strana, per i romani.
Il suo rigorismo lo portò a fare un repulisti nella curia e nella Chiesa senza guardare in faccia nessuno.
Cardinali e vescovi dovevano risiedere nella loro sede, niente lusso nella corte pontificia, obbligo per tutti dell'assolvimento dei precetti religiosi, niente accattonaggio ma laute elargizioni ai poveri e opere di carità, niente carnevale, pubblica fustigazione per le adultere.
Le "donne curiali", le puttane di alto bordo e quelle di basso rango, numerosissime a Roma, avrebbero dovuto sloggiare ma molte furono aggredite, derubate e anche uccise e allora il papa, cedendo anche alle intercessioni della nobiltà (e non solo) le fece restare a patto che risiedessero in una zona malfamata della città chiamata l'"Ortaccio", dalle parti del porto di Ripetta.
Ovviamente ricostruì il palazzo dell'Inquisizione distrutto dal popolo, con tanto di tribunale, di prigione, di archivi e di uffici.
Il popolo, passati i primi momenti di ammirazione, non fu più tanto affascinato da quel papa, ne aveva paura.
Inizia il regime del terrore, della delazione, del sospetto, dei processi sommari, delle cacce alle streghe, dei roghi, delle torture, della fede obbligatoria, dell'obbedienza supina perché chi non crede e non obbedisce è già morto.
L'esempio di questo pontefice dettò legge a tutta la Chiesa e la Controriforma trovò in lui la sua perfetta applicazione.
Di certo Pio V, antipolitico, antimilitarista, fu un fanatico religioso che ordinò ai cattolici francesi di "non prendere prigionieri" tra gli Ugonotti, e che "si dolse del conte che non havesse il comandamento di lui osservato d'ammazzar subito qualunque heretico gli fosse venuto alle mani".
Questo papa si inebriò delle stragi di Cahors, di Tours, di Amiens, di Tolosa in cui morirono migliaia di esseri umani colpevoli solo di credere in modo diverso.
Scomunicò Elisabetta d'Inghilterra, dette grande impulso ai seminari perché ne uscissero preti ben preparati e sancì che le ordinazioni sacerdotali fossero precedute dai voti, cosa che non piacque ai Gesuiti.
Questo papa fu fatto santo per la sua infaticabile attività a favore della Chiesa cattolica.























































 


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