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195 - CLEMENTE V



Francese n. 1275? - m. 1314
Pontificato 1305 - 1314
Nome: Bertrand de Got

Il collegio cardinalizio era diviso tra la fazione filo-italiana e quella filo-francese. Le liti andarono avanti per un anno, alla fine fu eletto un francese, Bertrand de Got che si era comprato il favore di Filippo il Bello promettendogli la concessione delle decime della Francia per cinque anni.
Si fece incoronare a Lione, alla presenza di Filippo, assumendo il nome di Clemente V.
Nel successivo incontro con il re fu deciso di trasferire la sede papale ad Avignone iniziando così i 70 anni della "Cattività avignonese".
Roma fu abbandonata a se stessa mentre Clemente si preoccupava prevalentemente di assecondare i desideri del re.
Filippo chiese al papa lo scioglimento dell'Ordine dei Templari, un ordine crociato che aveva combattuto per la liberazione di Gerusalemme e che in seguito si era espanso commercialmente diventando una vera potenza economica che aveva accumulato immense ricchezze; Filippo voleva impossessarsi di quei beni.
Il papa non seppe contrastare questa pretesa e i Templari, con accuse infamanti, furono torchiati dall'Inquisizione che riuscì con la tortura ad estorcere confessioni di eresia e quant'altro, mandando i principali rappresentanti dell'Ordine al rogo, gli altri semplicemente massacrati e i beni confiscati dallo stato francese.
Filippo pretese anche che il papa intentasse un vero e proprio processo a Bonifacio VIII che si tenne ad Avignone: fu annullata la scomunica a Nogaret, furono annullati tutti gli atti di condanna a Filippo, fu data piena ragione al re di aver agito in "buona fede".
Il 15° concilio ecumenico si tenne a Vienne; scopo di questo concilio fu principalmente quello di dichiarare sciolto per eresia l'Ordine dei Templari. Questo avrebbe giustificato la strage di tutti gli appartenenti all'Ordine e la rapina dei loro averi compiute da Filippo, facendolo apparire anzi una specie di defensor fidei.
Clemente V fu del tutto remissivo e debole nei confronti di Filippo, e non mancò di fare gli interessi della propria famiglia dispensando a piene mani porpore cardinalizie, benefici e uffici lucrosi.























































 


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