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BIOGRAFIE |

183 - CLEMENTE IV

Francese n. 1200 - m. 1268
Pontificato 1265 - 1268
Nome: Guy Foulques
Il conclave elesse ancora un francese, anzi un suddito di Roberto d'Angiò il che la diceva lunga sulle motivazioni strettamente politiche dell'elezione.
Prima di farsi monaco era stato sposato e padre di due figli, era stato avvocato e consigliere del re.
Questo papa aveva il compito di dare attuazione al contratto stipulato tra Roberto d'Angiò e Urbano IV. Il problema consisteva in buona sostanza nelle difficoltà economiche di una spedizione militare che si prospettava molto costosa. I vescovi francesi accettarono di pagare i tributi necessari ma non bastavano. Il papa chiese tributi anche ai vescovi inglesi e finalmente Carlo si decise a partire nell'aprile 1265.
Entrò a Roma e si insediò in Laterano anziché in Campidoglio, un affronto intollerabile per il papa che da Orvieto si affrettò a protestare.
Carlo ricevette le insegne di senatore e l'investitura feudale per la Sicilia da tre cardinali delegati dal papa che per ora restava ad Orvieto.
Per organizzare la spedizione contro Manfredi occorreva molto denaro e Clemente lanciò una campagna per rastrellare elemosine predicando quasi una crociata contro lo scomunicato usurpatore Mnafredi, oltre ad impegnare i beni della Chiesa.
Un esercito di 30.000 uomini, composto perlopiù da gente raccogliticcia in cerca di bottino, investiti dal papa delle insegne e della dignità di crociati, partì per il sud. Manfredi venne sconfitto a Benevento nel 1266 e Carlo si insediò a Napoli.
Ben presto Clemente dovette pentirsi amaramente di aver favorito il re francese. Infatti Carlo non mantenne nessuna delle sue promesse e tantomeno aiutò il papa a rientrare a Roma.
La popolazione era vessata da tasse e da soprusi, i territori della Chiesa depredati e le rimostranze papali erano ignorate.
Una serie di rivolte in Puglia e in Sicilia con le quali si acclamava re Corradino, indussero il giovane imperatore, ormai maggiorenne, a scendere in Italia.
Lo scontro con l'esercito angioino fu disastroso per l'esercito imperiale e Corradino fu costretto a scappare; Giovanni Frangipane prima alleato di Corradino, lo fece prigioniero e lo consegnò a Carlo d'Angiò che ordinò la sua condanna a morte, eseguita a Napoli.
Clemente IV morì a Viterbo senza poter mai rientrare in Roma e con la grande responsabilità di aver consegnato una buona parte dell'Italia ad un re straniero.
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