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BIOGRAFIE |

170 - ALESSANDRO III

Toscano n. 1105 - m. 1181
Pontificato 1159 - 1181
Rolando Bandinelli
All'elezione del nuovo papa il Collegio cardinalizio si divise in due fazioni e ne uscì eletto Rolando Bandinelli, teologo e canonista di chiara fama. Durante la sua consacrazione, il candidato della parte avversaria, Ottaviano, gli strappò di dosso il manto papale e lo pose sulle proprie spalle: ci fu un tira e molla fra i due finché questa contesa ridicola eccitò gli animi ed iniziano dei tumulti.
Schiere armate entrarono in San Pietro e acclamarono papa Ottaviano costringendo Rolando a fuggire. Riparò a Ninfa dove venne consacrato papa dal vescovo di Ostia col nome di Alessandro III e da lì a Terracina sotto la protezione dei Normanni.
Ottaviano restò padrone di Roma e si fece consacrare col nome di Vittore IV (antipapa).
Aveva dalla sua parte l'imperatore che indisse un concilio a Pavia nel quale però era presente solo Vittore. Qui venne dichiarato papa legittimo dal Barbarossa e da cinquanta vescovi tedeschi e lombardi e lanciò la scomunica contro Alessandro III.
Questi fatti suscitarono reazioni ostili da parte del clero sia italiano che europeo che fece giungere ad Alessandro III solidarietà e sostegno.
Da parte loro i comuni italiani identificarono in Alessandro un portabandiera delle libertà e delle loro rivendicazioni nei confronti dell'impero.
Barbarossa venne scomunicato dall'arcivescovo di Milano e per imporre la sua autorità sull'Italia decise di dare una lezione esemplare a quella città radendo al suolo le sue mura e devastandola.
Nel frattempo Vittore IV morì e al suo posto venne eletto un altro antipapa, Pasquale III.
Le città lombarde si coalizzarono in una lega e Federico scese per la quarta volta in Italia puntando verso Roma e di pari passo Alessandro si rifugiò a Benevento; l'imperatore conquistò la città con molta difficoltà e la sua vendetta fu tremenda, ma una violenta pestilenza decimò l'esercito imperiale e ad essa si aggiunse la resistenza dei romani capeggiati dai Frangipane e dai Pierleoni, questa volta alleati contro il nemico comune.
Alessandro III assurse a simbolo della libertà comunale per tutti gli italiani e venne fondata una città che porterà il suo nome, Alessandria, dove i comuni si preparavano ad affrontare le truppe di Barbarossa.
Nel 1168 morì il secondo antipapa Pasquale III e ne venne eletto un altro, Callisto III.
Lo scontro fra i comuni e l'imperatore vide la disfatta di quest'ultimo che a stento salvò la vita.
Seguì un accordo di pace: Alessandro III rappresentò gli interessi non solo di Roma ma di tutti i comuni della Lega e dei Normanni.
Venne riconosciuto papa legittimo e destituito l'antipapa; i comuni videro riconosciuta la propria libertà solo qualche anno dopo, nel 1183 con la pace di Costanza e Guglielmo II stipulò una tregua di 15 anni con l'impero.
Non altrettanto successo il papa ebbe con il re d'Inghilterra Enrico II che con il decreto di Clarendon avocò a sé i beni della Chiesa. In questa contesa fu ucciso Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury e il compromesso che ne seguì tra il papa e il re inglese non fu certo un successo per la Chiesa.
Alessandro, ormai nei suoi pieni poteri, convocò un concilio ecumenico a Roma, il Laterano III.
In esso, oltre a disconoscere l'elezione dei tre antipapi ed affermare la nullità di tutti i loro atti, si completarono le regole per l'elezione papale che doveva avvenire con almeno i due terzi dei consensi dei cardinali, legge tutt'ora vigente. All'elezione papale dovevano partecipare tutti i cardinali senza discriminazioni fra cardinali-vescovi, cardinali-preti e cardinali-diaconi.
Il collegio cardinalizio in questo modo assurge a complemento del papa al vertice della Chiesa e non è più visto semplicemente come un organismo elettorale.
Malgrado i suoi successi politici, i romani continuarono ad avere inviso Alessandro che aveva loro stroncato definitivamente le speranze di autonomia comunale, raggiunte invece dalle altre città italiane, per riaffermare con forza e prepotenza il potere papale sulla città.
Per questo motivo il papa potè stare poco e poco tranquillo a Roma negli ultimi anni della sua vita e morì in esilio a Viterbo. La sua bara fu presa a sassate dal popolo.
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