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160 - PASQUALE II



Blera (Lazio) n. 1050 (?) - m. 1118
Pontificato 1099 - 1118
Nome: Raniero

Monaco del monastero di Cluny e abate della chiesa di San Lorenzo fuori le Mura, quindi cardinale della chiesa di San Clemente, Raniero da Blera divenne papa col nome di Pasquale II.
Nel periodo di sede vacante tra la morte di Urbano II e la sua elezione, l'antipapa Clemente III tentò di riappropriarsi del trono ma fu scacciato da Ruggero, re dei Normanni.
I nobili di Roma con a capo Pietro Colonna, accusarono Pasquale di Simonia in quanto la sua nomina era stata ampiamente finanziata dal re normanno Ruggero e nominarono un antipapa, il cardinale di Santa Rufina che prese il nome di Teodorico; questi fu fatto subito prigioniero dai Normanni e di lì a poco morì.
Venne eletto un secondo antipapa, il vescovo Alberto della Sabina, anche questo imprigionato dai Normanni, morì.
Dopo tali avvenimenti, Pasquale II rinnovò la sua scomunica ad Enrico IV che di lì a poco sarà destituito da suo figlio Enrico V e si ritirerà in esilio nel 1106.
Ecco che i nobili romani, appoggiati da Enrico V, nominano un altro antipapa, l'arciprete Maginulfo che fu chiamato Silvestro IV ma questi non si sentì sicuro a Roma e preferì ritirarsi a Tivoli in attesa che si calmassero le acque.
Pasquale poté tornare a Roma. Ebbe molti problemi non solo con l'imperatore di Germania ma anche con il re d'Inghilterra per il problema delle investiture; con l'Inghilterra si arrivò ad un compromesso ed Enrico V decise di scendere in Italia per incontrarsi con il papa e risolvere direttamente la questione.
Si arrivò ad un accordo per il quale l'imperatore avrebbe rinunciato alle nomine vescovili ma i vescovi avrebbero dovuto restituire tutti i privilegi e le regalie che erano in loro possesso. Questo accordo suscitò una sollevazione da parte dei vescovi che non intendevano spogliarsi dei propri privilegi di principi dell'impero e ci fu uno scontro sanguinoso che fu risolto da Enrico imprigionando papa e cardinali.
Enrico pretese di essere reintegrato nei suoi diritti imperiali compreso il diritto di investitura vescovile; Pasquale dovette cedere e sottoscrisse nel 1111 un accordo secondo il quale il re poteva conferire l'anello e il pastorale. Fu un duro colpo per il prestigio papale. Enrico lo fece liberare e destituì l'antipapa Silvestro IV, poi vi fu l'incoronazione imperiale in San Pietro.
Nel concilio Lateranense che si tenne nel 1112, Pasquale dichiarò di essere stato costretto alla firma di quell'accordo ma l'assemblea gli impose di dichiararlo nullo e di allinearsi ai principi di Gregorio VII e di Urbano II.
A questo seguirono altri concili che condannarono l'imperatore e l'accordo sulle investiture ma non vi fu una presa di posizione ufficiale e netta da parte del papa.
Enrico V scese in Italia per prendere possesso della ricca eredità di Matilde di Canossa che la stessa Matilde aveva destinato invece alla Chiesa, e al suo avvicinarsi a Roma Pasquale pensò bene di rifucgiarsi a Montecassino dimostrando ancora una volta la sua pavidità e la sua incapacità a mantenere un comportamento dignitoso di fronte all'autorità imperiale.
Merito di questo papa fu di aver ripreso a Roma una intensa attività edilizia e di restauro o rinnovamento delle antiche chiese.
Tornò a Roma nel 1118 e si rifugiò a Castel Sant'angelo dove morì nel mezzo di un tumulto.























































 


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