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BIOGRAFIE |

155 - NICCOLO' II

Francese n. 980? - m. 1061
Pontificato 1059 - 1061
Gerardo di Borgogna
Il popolo romano sobillato dai nobili, portò all'elezione il vescovo di Velletri Giovanni, detto "Mincio" ovvero "minchione", uomo dappoco, che fu consacrato col nome di Benedetto X (considerato antipapa).
I riformisti si riunirono a Siena dove elessero a loro volta il vescovo di Firenze Gerardo di Borgogna con l'approvazione dell'imperatrice reggente Agnese.
Gerardo fu consacrato col nome di Niccolò II. Egli convocò immediatamente un concilio a Sutri nel quale Benedetto X fu deposto e scomunicato. Tutti questo avvenimenti dimostravano ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, come fosse urgente una riforma che regolasse una volta per sempre l'elezione del papa senza ingerenze esterne.
A questo scopo fu indetto un concilio in Laterano nel 1059 nel quale fu rinnovata la condanna di Benedetto X nonché la proibizione del concubinato dei preti e della simonia e decretate le nuove regole per l'elezione del pontefice.
Il tutto emanato da Nicolò II nella bolla In nomine Domini fortemente influenzata dalle idee di Ildebrando di Soana.
In sostanza l'elezione veniva delegata ai soli cardinali-vescovi mentre i cardinali non vescovi avrebbero potuto dare solo la loro adesione al neo eletto e il clero inferiore e il popolo potevano solo acclamarlo. In quanto all'imperatore, non gli si riconosceva alcuna voce in capitolo.
In questo modo il popolo romano, che fino ad allora aveva avuto un ruolo determinante, veniva escluso dall'elezione, ma il problema vero era l'esclusione dell'imperatore che veniva in pratica esautorato da ogni potere decisionale in merito.
Si preferì in qualche modo guardare alla crescente potenza dei Normanni nell'Italia meridionale, con i quali Niccolò volle creare un'alleanza più stretta concedendo a Roberto il Guiscardo i feudi di tutte le terre conquistate e il titolo di duca di Puglia e di Calabria.
Da parte loro i Normanni prestarono giuramento di vassallaggio alla Chiesa e se ne fecero difensori.
In realtà il papa aveva concesso terre e titoli che non gli appartenevano rifacendosi alla Constitutum Constantini dello Pseudo-Isidoro e barattando la protezione normanna con un atto di patente illegalità basata su un falso storico.
Per giustificare il suo comportamento politico verso i Normanni, il papa mandò in Germania un legato, il cardinale Stefano, che non fu neanche ricevuto dall'imperatrice e alcuni vescovi tedeschi dichiararono illegali gli atti del papa minacciando uno scisma che fu scongiurato dalla morte di Niccolò.
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