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89 - GREGORIO II (Santo)



Romano n.669 ca. - m. 731
Pontificato 715 - 731
Nome: Gregorio (santo)

Appartenente alla potente famiglia dei Savelli, fu l'iniziatore del potere temporale dei papi.
Era salito al trono Leone III detto l'Isaurico che continuò la guerra con i Longobardi. Nel 726 l'imperatore proibì il culto delle immagini e ne ordinò la distruzione in tutto l'impero; sorse così la setta degli iconoclasti, avversata dal clero e dal popolo italiani ancora soggetti ai greci.
Il papa si dichiarò contrario all'editto con una bolla in cui riaffermava il diritto alla venerazione delle immagini e la conseguenza fu che l'esarca di Ravenna marciò con l'esercito su Roma per farlo prigioniero. Questo scatenò la rivolta in tutte le province italiane contro i bizantini.
Al papa sarebbe bastato un cenno per spingere le province italiane all'insurrezione, ma quel cenno non lo fece.
In realtà Gregorio pur volendosi svincolare dal potere bizantino, non voleva troncare ogni legame con l'impero; questo lo avrebbe esposto al pericolo longobardo, un padrone vicino e forse peggiore, perciò il papa fu l'iniziatore di quella politica clericale che potremmo chiamare del colpo al cerchio e del colpo alla botte, del compromesso che diventa prassi politica: sbandierare il vessillo religioso che dall'altra parte porta l'immagine del potere.

Gregorio scrisse due lettere a Leone III, che sono un "manifesto", un modello esemplare per quella politica del papato che fu più tardi realizzata da Gregorio VII e Innocenzo III. A Leone, che si proclasmava "Vescovo e imperatore" precisa la distinzione fra potere religioso e potere temporale, ventilando l'"ipotesi" di una scomunica per i trasgressori.
Ma il fatto è che una scomunica all'imperatore era un atto fortemente "politico" in quanto avrebbe demolito la l' autorità imperiale agli occhi dei sudditi, quindi la separazione dei poteri doveva valere per gli altri ma non per il papa.
Gregorio non scomunicò Leone III, frenò gli slanci rivoluzionari degli italiani ma dovette vedersela con i Longobardi.
Vista la situazione sfavorevole all'imperatore, il re Liutprando ne approfittò per marciare su Roma.

Il papa chiamò in aiuto i veneziani, i duchi di Spoleto e di Benevento che furono superati facilmente ma quando Liutprando arrivò alle porte di Roma fu Gregorio in persona ad affrontarlo. Il papa, privo ormai di difese, si rivolse al barbaro come pastore imponendosi con la sua autorità spirituale e Liutprando fini per inginocchiarsi ai suoi piedi dove depose la spada e la corona e chiese perdono. E per farsi perdonare meglio donò alla Chiesa il territorio di Sutri e dintorni.
Nacque così il primo nucleo dello Stato pontificio, allora chiamato "Ducato romano".
L'avvenire del papato fu deciso da questo evento, tre secoli prima dell'episodio di Canossa.
Tranquillizzato sul fronte longobardo, Leone cercò di ripristinare buoni rapporti con l'impero tanto da far tagliare la testa ad un rivoltoso. L'importante era mantenere l'equilibrio del potere, tutto il resto erano chiacchiere.























































 


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