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84 - SERGIO I (Santo)



Siro n.? - m. 701
Pontificato 687 - 701
Nome: Sergio (santo)

La sede papale era contesa da due pretendenti: l'arciprete Pasquale, che aveva corrotto l'Esarca di Ravenna, e l'arciprete Teodoro, appoggiato dal popolo romano.
Tra i due contendenti prevalse il terzo, scelto dalla milizia e dai magistrati, il presbitero Sergio.
Teodoro prese atto e si sottomise, invece Pasquale brigò, contando sull'appoggio dell'Esarca il quale venne a Roma, ma vista la mancanza di consenso di cui godeva Pasquale, confermò l'elezione di Sergio, pretendendo però da quest'ultimo la somma che gli aveva promesso Pasquale e solo dopo il pagamento lo consacrò papa.
Pasquale, accusato di magia, fu deposto dalla sua carica e rinchiuso in un monastero dove morì pochi anni dopo.
Giustiniano convocò a Costantinopoli il Concilio Quinisextum (indetto come completamento dei concili V e VI) senza l'approvazione del papa; Sergio disapprovò questa iniziativa e Giustiniano mandò a Roma il protospatario Zaccaria, uomo di fama crudele e feroce, per arrestare il papa e piegarlo alla volontà imperiale.
Il popolo romano, risentito da questo atto sacrilego, si rivoltò. Nello stesso tempo l'Esarca di Ravenna, nell'intento di svincolarsi dall'Impero Bizantino, prese le difese del papa e arrivò a Roma con l'esercito.
Zaccaria si rifugiò addirittura sotto il letto del papa per sfuggire alla folla e fu lo stesso Sergio a salvargli la vita intercedendo per lui, che tuttavia venne scacciato vergognosamente dalla città.
Questo fatto è importante perché denota come ormai stabilizzata la volontà dei romani di svincolarsi dal potere imperiale, lontano e arbitrario, per riconoscere spontaneamente l'autorità non solo religiosa ma anche politica, del pontefice.
Dice a proposito Gregorovius:
"Fu questo un giorno memorando per la storia del papato. Apparve allora per la prima volta quali fossero la potenza e la risonanza nazionale del prestigio di Roma, frutto di questa stessa energia accentratrice che, operando in silenzio, aveva sottomesso all'autorità della Chiesa romana le province italiane, risultato delle lunghe lotte dogmatiche combattute dall'Occidente contro l'Oriente e conseguenza, infine, della prepotente ingerenza imperiale negli affari della Chiesa romana." Sergio riuscì ad unificare le chiese cattolica e armena.
Incrementò i rapporti con i Franchi sul cui trono si succedevano i cosiddetti "rois féneant", i re fannulloni che delegavano il potere reale ai "maggiordomi di palazzo", governatori territoriali dei quali il più prestigioso era sicuramente quel Pipino che poi li detronizzerà.
Molti re e personaggi importanti venivano in pellegrinaggio a Roma e portavano doni in oro e argento con i quali venivano abbellite edi impreziosite le chiese della città.























































 


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