Tenne un concilio a Roma nel quale vennero condannate diverse eresie gnostiche.
Combatté energicamente gli eretici adozionisti che seguivano le dottrine di Teodato di Bisanzio, secondo le quali Gesù Cristo non era figlio di Dio ma era stato un uomo finché lo Spirito Santo non era disceso su di lui al momento del battesimo. Allo stesso modo scomunicò coloro che sostenevano che Gesù non era umano; inoltre scomunicò Prassea che negava la Trinità e predicava che era stato il Padre e non il Figlio a subire la Passione.
Confermò le decisioni dei suoi predecessori riguardo alla caduta della Pasqua nella domenica seguente il plenilunio di Marzo ed ai riti che la accompagnano, distinguendola da quella ebraica, contrariamente a ciò che auspicavano alcuni vescovi. La questione sarà discussa e definitivamente risolta nel Concilio di Nicea.
Sancì che in assenza di acqua benedetta si potesse usare acqua naturale per impartire il battesimo.
Scrisse per la prima volta in latino, libri di argomenti religioso fino ad allora trattati solo in lingua greca.