Il sito della Roma papale

 

 Home

 

 Il Papato

 

 Curiosità

 

 Pasquino

 

 >Luoghi

 

 Mirabilia

 

 Folklore

 

 Miscellanea

 

 

  PAPATO - ERESIE



Precedenti   

DOPO IL SECOLO XIV

Nel periodo moderno e contemporaneo si è assistito a un'ampia utilizzazione dell'arsenale canonico messo a punto nel XIII secolo per combattere l'eresia. Questa venne definita nel 1252 da Innocenzo IV (1243-1254), che ne autorizzò l'uso a patto che la formula venisse applicata da giudici secolari e non mettesse in pericolo l'integrità fisica della persona interessata.
Nel 1262, tuttavia, Urbano IV (1261-1264) autorizzò gli inquisitori a far ricorso essi stessi a tale procedimento, spalancando così la porta agli abusi. Stato di cose, questo, che non fece che esacerbare i conflitti e le opposizioni manifestatisi contro l'atteggiamento della Chiesa cattolica, non più soltanto perché questa rivendicava ad alta voce il monopolio del deposito della fede rivelata - nonché quello della sua interpretazione che è l'oggetto dell'ermeneutica - ma anche perché si arrogava il diritto di fare essa stessa giustizia sulla base del mandato divino che le conferiva il potere di legare e slegare tutto quanto esistesse sulla terra.
Questa, perlomeno, fu l'argomentazione teologica e dogmatica più frequentemente utilizzata. Quanto al trattamento propriamente detto dei movimenti eretici, esso ebbe vari aspetti a seconda della rigidità maggiore o minore attribuita all'ambito d'azione della devianza rispetto alle espressioni dell'ortodossia.




BEGARDI E BEGHINE

Raccolti dalla fine del XII secolo in comunità (i beghinaggi), sotto forma di associazioni semireligiose e semilaiche, begardi e beghine accolsero in particolare i flussi di mendicanti provenienti dalle campagne (a Liegi dal 1185).
Sottoposti sotto l'unica autorità del vescovo, la loro istituzione si collocava "a mezza strada tra vita monastica e vita profana" (A. Jundt); pronunciavano voto di castità e di obbedienza ma senza rinunciare alla società e alle attività temporali. I begardi che verso il 1200 contavano oltre mille adepti a Parigi e a Cambray (a Colonia erano duemila), facevano concorrenza ai curati delle parrocchie per quanto riguardava inumazioni e donazioni.
La libertà interiore rivendicata da codeste comunità - che si traduceva soprattutto in esaltazione del godimento fisico - preoccupò dapprima papa Clemente V (1305-1314), poi il concilio di Vienna (1311-1312) i cui decreti, noti con i nomi di Clementine, stigmatizzarono la confusione di "coloro che chiamano libertà dello spirito la libertà di fare tutto ciò che a loro aggrada".
La persecuzione inquisitoriale si scatenò in varie zone del Sacro Impero verso il 1330-1350.
Rifugiatisi in Francia approfittando delle rivolte contadine e della guerra, i turlupins (letteralmente, buffoni) chiamati anche lollards in Inghilterra, ebbero come principale rappresentante una certa Jeanne Dabenton, bruciata viva a Parigi nel 1372 dall'inquisitore dell'Île-de-France Jacques De More.
Gregorio XI (1370-1378) attenuò in parte lo zelo persecutorio, tenendo conto del fatto che alcuni degli eretici erano rimasti nell'ambito dell'ortodossia, ma nel 1394 Bonifacio IX (1389-1404) annullò tutte le riserve e concessioni accordate dai suoi predecessori per mettere definitivamente termine all'eresia, la quale tuttavia scomparve in Germania solo verso il 1460.




DOLCINO DA NOVARA

La sensibilità escatologica del basso Medioevo trovò un'espressione di grande rilievo nel movimento millenarista che proclamava l'imminente fine dei tempi dedotta dalla situazione catastrofica della Chiesa e dalla corruzione delle istituzioni.
Fra Dolcino di Novara ne fu un eminente rappresentante all'inizio del XIV secolo. Dolcino puntava politicamente sull'imperatore Federico II, ostile al papato, e prevedeva la riapparizione del Cristo nel1303.
Dopo la morte, avvenuta in quello stesso anno, di Bonifacio VIII e quella di Benedetto XI, l'anno successivo, Dolcino, forte di un seguito di circa quattromila partigiani, diede inizio a una "campagna di guerriglia" , conquistando Bergamo e poi Milano e per tre volte riuscendo a sfuggire all'Inquisizione.
Rinserratosi nel 1305 in un recinto fortificato su una cima alpina, la Parete Calvo, Dolcino godette della simpatia di Dante ma nel 1307 finì per arrendersi, e venne torturato e bruciato vivo.
I suoi seguaci subirono la stessa sorte a Tolosa nel 1322, ad Avignone durante il pontificato di Giovanni XXII (1316-1324) e ancora all'inizio del XV secolo in Germania.




I FLAGELLANTI

Le carestie del 1250, la pestilenza del 1259, nonché le cruenti lotte tra guelfi e ghibellini, formarono il contesto in cui nacque il movimento dei flagellanti, così denominato per l'uso della flagellazione, strumento di contrizione e autopunizione, in un primo tempo incoraggiato da una Chiesa sensibile ai benefici spirituali che essa riteneva derivassero da un pentimento doloroso, quindi perseguita quando, negli anni 1260-1290, la pratica, divenuta collettiva e legata all'isteria, assunse dimensioni pericolose.
Il movimento dei flagellanti, nutrito dalle calamità della peste nera del 1348-1349, legato a una sensibilità millenaristica, si diffuse a Bruges, Gand e Tournai, e quindi in Germania. Incoraggiato e poi condannato da Clemente VI (1342-1352) nel 1349, assunse connotazioni apertamente anticlericali, con il rifiuto del pagamento della decima e la denuncia del traffico delle indulgenze, il rifiuto del culto dei santi, e partecipò pertanto alla formazione del sustrato nel quale misero radici Lutero e lo scisma protestante.




HUSSITI E TABORITI

Le dottrine riformatrici di John Wyclif in Inghilterra ebbero, a partire dal 1380, considerevole risonanza nei paesi dell'Europa orientale.
Il rettore dell'università di Praga, Jan Hus, denunciò il cinismo, soprattutto in campo finanziario, del papato in ambito temporale. Scomunicato quindi convocato davanti al concilio di Costanza (1414, dove si recò con un salvacondotto del re Sigismondo) chiarì le proprie idee e gli fu imposto di ritrattare; dichiarò che lo avrebbe fatto solo se fosse stato convinto di essere in contrasto con la Sacra Scrittura, e fu condannato come eretico al rogo (1415), non senza essere riuscito prima a far deporre papa Giovanni XXIII (1410-1415) per simonia, assassinio e perversioni sessuali.
La resistenza opposta alle dottrine hussite da numerosi prelati, attenti soprattutto alle fonti dei loro redditi, provocò il passaggio sotto controllo secolare della Chiesa di Boemia, che si distaccò pertanto dalla sottomissione al potere romano. Un incidente provocato da re Venceslao nel luglio 1418 a proposito del governo della comunità di Praga, scatenò una sollevazione popolare, guidata dall'ala radicale del movimento hussita, che, insediatosi su una collina ribattezzata monte Tabor (1420), riprese i temi della povertà volontaria, del millenarismo egalitario e della libera interpretazione delle Scritture.
Dopo numerosi scontri armati, nei quali si ebbero vittorie alternate a sconfitte, nel 1452 monte Tabor fu preso, ciò che causò la caduta dei taboriti. La comunità, che subì l'influsso del protestantesimo e divenne una Chiesa evangelica indipendente dopo che gli hussiti moderati ebbero prevalso sui taboriti, esiste tuttora, anche se l'imperatore Ferdinando III nel 1629 ricattolicizzò la Boemia.
Collegati ad altre correnti dissidenti, come quella dei pikarti di Boemia, certi hussiti si unirono alla comunità dei fratelli moravi, caratterizzata da pacifismo.




ANABATTISTI

Il clima di gravi disordini religiosi, provocati dai vari movimenti mistici, girovaghi e millenaristici in vaste regioni dell'Europa nordorientale, perdurò durante il tormentato XVI secolo, nel quale la molteplicità delle sensibilità e delle Chiese, formatesi in data più o meno recente, contribuì a fare di ogni presa di posizione un atto di violenza e di ogni idea un'affermazione eretica che ne comportava la condanna.
L'anabattismo fu l'esempio perfetto, in quanto subì l'ostilità contemporanea dei cattolici, dei potentati e delle autorità profane.
Il movimento, che procedeva al battesimo dei soli adulti per immersione totale, come segno di elezione e di riconoscimento, aveva a fondamento "profeti" o "apostoli", individui di forte personalità che dispensavano gli adepti (nella stragrande maggioranza, contadini e artigiani) da ogni sudditanza all'autorità quale essa fosse. Le sistematiche rivendicazioni di uguaglianza e giustizia, soprattutto di carattere materiale, condussero a sollevazioni armate nella zona di Spira nel 1502, quindi in Alsazia e in Svevia.
Thomas Miintzer (dapprima pastore luterano), si dedicò a violente predicazioni in Boemia e in parecchie zone della Germania dal 1521 al 1525. Quindi, nell'aprile di quest'ultimo anno, fondò una Chiesa che venne immediatamente repressa.
Il 27 maggio del 1525 venne decapitato con il suo discepolo Heynrich Pfeiffer, ciò che ebbe per effetto di far rifluire il movimento verso le città dell'Austria e della Moravia che contavano ancora settantamila fedeli alla metà del XVI secolo; la guerra dei Trent'anni comportò la loro totale dispersione e scomparsa.




GIANSENISMO

La diatriba giansenista, che si manifestò nella cornice dell'assolutismo monarchico e pontificio sicuro di sé grazie alla forza che gli derivava dalla Controriforma, ebbe a fondamento l'antica formula della disputano teologica incentrata sulla questione dello spirituale e del temporale.
Cornelio Giansenio, nome italianizzato di Cornelis Jansen, ecclesiastico e teologo olandese, imbevuto delle concezioni di sant'Agostino da lui a lungo studiato a Utrecht, e poi a Lovanio, in un primo tempo non osò rendere pubbliche le sue conclusioni circa la predestinazione e la grazia.
Morì a Ypres nel 1638, vittima della peste, dopo aver indirizzato a papa Urbano VIII (1623-1644) una lettera nella quale si diceva pronto a ritrattare "secondo quello che mi sarà prescritto da quella voce di tuono che esce dalla nube della Sede apostolica".
La sua opera postuma e principale, l'Augustinus (pubblicata nel 1640), proclamando il potere assoluto della scelta attribuita all'uomo grazie alla sua volontà, negava al clero e al dogma ogni utilità pratica; l'Augustinus fu messo all'indice nel 1642.
Jean Duvergier de Hauranne, abate di Saint-Cyran, si prefisse il compito dipropagare la dottrina professata da Giansenio e nusci ad attirarsi le simpatie della famiglia Arnauld protettrice del monastero di Port-Royal.
Consigliere di Caterina de' Medici, giurista eminente che a Bourges era stato allievo di Cujas, Antoine Arnauld si consacrò alla lotta contro i gesuiti ai quali rimproverava soprattutto la loro obbedienza cieca, secondo la massima perinde ac cadaver di Ignazio de Loyola da lui definito "generale spagnolo".
Il suo ultimogenito, il Grand Arnauld, nato nel 1612, ebbe come precettore l'abate di Saint-Cyran, che all'epoca presiedeva ai destini di Port-Royal. Ordinato sacerdote nel 1641, egli pubblicò due anni dopo un trattato sulla Frequente Comunione che gli valse l'odio dei gesuiti, i quali lo fecero chiudere nella Bastiglia.
Continuando la polemica contro la Società di Gesù, fornì a Pascal l'argomento delle sue Lettere a un provinciale (1656-1657), messe all'indice il 6 settembre 1657.
Il giansenismo godette di un certo appoggio di ceti popolari, grazie alla sfida lanciata contro Roma, ma che si spense rapidamente sotto la minaccia di repressione decretata da Luigi XIV. I seguaci di Port-Royal, diffusisi in Olanda da dove proseguirono la loro lotta, vi fondarono una Chiesa giansenista che sopravvisse fino al XIX secolo. Asquier Quesnel tentò di salvaguardare la corrente in Francia, ma nel 1713 le sue opinioni furono condannate dalla celebre bolla Unigenitus.
La tendenza giansenista, ormai priva di riflessione teologica e ridotta ai soli rigori corporali, ormai non suscitava che manifestazioni isteriche e convulsioniste del tipo diquelle che si verificarono al cimitero di Saint-Médard durante l'inumazione del diacono Paris, donde la celebre iscrizione apposta nel cimitero stesso: De par le roi, défense, défaire miracle en se ce lieu (per ordine del re divieto di fare miracoli in questo luogo).




PIETISTI

Il pietismo si collocò nella linea dell'idea eretica - ricorrente al pari di molte altre vietate, condannate e poi riapparse in successive correnti - che proclamava l'inutilità sostanziale, e anzi la nocività, della mediazione dei sacramenti e dei ministri del culto incaricati di dispensarli; il pietismo mise l'accento sulla preminenza, in ogni circostanza della convinzione intima e della legge della coscienza personale.
Iniziato dal pastore luterano Philip Jacob Spener (1635-1705) il movimento, che si contrapponeva alla burocratizzazione delle Chiese territoriali e all'irrigidimento della teologia scolastica protestante, rivendicava un cristianesimo attivo, basato sul fervore (pietas) e su un pratica morale rigorosa: una "religione di cuore" di contro alla "religione della mente"; non era contraria alla manifestazione di un certo sensualismo, e fu inoltre caratterizzato dall'attesa del secondo Avvento promesso dal Cristo al momento della Parusia.
Il movimento, plasmato dal pensiero e dall'azione di forti personalità come il tedesco Johan Georg Gichtel (1638-1718), un erudito che aveva fatto voto di perpetua verginità, fu dapprima una manifestazione di intellettuali isolati, dediti a un dialogo mistico con la Sophia, entità spirituale a volte identificata con la Vergine; si diffuse in un secondo tempo nelle società religiose a loro volta sensibili all'influenza della Aufk(drung, la versione tedesca dell'Illuminismo, che conferirono al pietismo una fisionomia meno esoterica e più legata alla concretezza. L'influsso pietista si fece sentire, al di fuori della spiritualità vera e propria, sulla musica religiosa protestante (Haendel, Bach) sulla letteratura tedesca preromantica e romantica (Schiller, Goethe, Novalis) e sul pensiero di Rousseau e Kierkegaard.




 


  • Cronologico
  • Alfabetico
  • Antipapi
  • Famiglie papali
  • Araldica
  • Statistiche
  • Concili
  • Giubilei
  • Eresie
  • Correlati

  • Soluzioni e recensioni di avventure grafiche