CONSTITUTUM CONSTANTINI
Si tratta un documento che l'imperatore Costantino avrebbe inviato nel 313 al papa Silvestro I allo scopo di definire le dignità ecclesiastiche e i beni temporali della Chiesa.
Il testo è pervenuto a noi in due versioni, una in greco, una in latino e si divide in due parti:
una Confessio, nella quale sono contemplati la professione della fede ambrosiana e il racconto della guarigione di Costantino dalla lebbra e la sua conversione al cristianesimo;
una Donatio, che diede nome all'intero atto, nella quale l'imperatore dispone il conferimento al vescovo di Roma del primato su tutte le Chiese del mondo e sui quattro patriarchi, oltre alla sovranità civile su Roma, l'Italia e l'intero Occidente.
La Chiesa vi è riconosciuta come uno stato religioso a sé stante il cui sovrano è Cristo, suo fondatore, imperatore celeste, rappresentato in terra dal papa.
Questo documento fu alla base della pretesa supremazia della Chiesa sull'impero, che sarà il motivo del contendere fra questi due poteri per tutto il Medioevo e la base sulla quale la Chiesa affermerà il proprio diritto ad un regno temporale.
Stefano II lo farà valere per legittimare il diritto della Chiesa sui territori donati dai Franchi, dando inizio allo Stato della Chiesa e all'effettivo potere temporale dei papi.
Nel 1248 Innocenzo IV farà immortalare nella chiesa dei SS. Quattro la leggenda della donazione.
Raffaello rappresenterà nelle Stanze Vaticane l'episodio della Donazione di Costantino, malgrado al suo tempo fosse ormai cosa nota la falsità di quel documento.
Bisognerà attendere il XV secolo, quando un valente umanista, Lorenzo Valla, scrisse un libello: De falsa et ementita Constantini donatione nel quale svelava in modo inconfutsbile la truffa secolare del Costitutum Constantini attirandosi naturalmente le ire dell'inquisizione.
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