Il sito della Roma papale

 

 Home

 

 Il Papato

 

 Curiosità

 

 Pasquino

 

 Luoghi

 

 Mirabilia

 

 Folklore

 

 Miscellanea

 

 

MISCELLANEA - BRIGANTI



SUPPLIZI E PENE



     Nell'antica Roma la condanna per brigantaggio era la crocifissione (ma non per i cittadini romani).
Nel Medio Evo il luogo dell'esecuzione era la Rupe Tarpea o il Campidoglio per decapitazione.
A Campo de' Fiori, la gogna, e a ricordarlo c'era Via della Berlina (ora Via del Paradiso) dove i delinquenti venivano esposti al pubblico ludibrio.
La berlina poteva essere eseguita in vari modi; Gregorovius così la descrive:
"Presso un leone di basalto i delinquenti udivano la lettura della sentenza che li condannava, in quanto malfattori di bassa condizione solevasi porli a cavalcioni di questo leone con la mitra in testa e con la faccia impiastricciata di miele".
Altrimenti c'era la punizione del somaro: il condannato veniva messo a cavalcioni di un somaro, al contrario, con i piedi legati sotto la pancia della bestia; in testa un cappello a forma di mitra, le mani legate dietro la schiena, il collo costretto ad un anello di ferro con catena, al collo un cartello con scritto il reato che aveva commesso.
Queste punizioni, compresa l'impiccagione, si applicavano solo al ceto popolare.
I corpi dei condannati venivano esposti a penzolare da Ponte sant'Angelo o dai bastioni del castello, o addirittura esposti alle mura della città.
In alternativa all'impiccagione c'era il taglio della testa seguito dallo squartamento o la mazzolatura, cioè la manganellatura della testa fino allo spappolamento del cervello.
I briganti che non venivano uccisi durante la cattura, salutarono il mondo per la maggior parte sul patibolo.
I boia erano personaggi malvisti dal popolo, perciò abitavano in luogo appartato oltre ponte Sant'angelo. Il più famoso fu anche l'ultimo, Giambattista Bugatti, detto Mastro Titta che ha lasciato traccia della sua onorata carriera nelle le sue memorie; egli eseguì, dal 1796 al 1864, 516 esecuzioni capitali nei modi più vari già descritti, e da ultimo, con la ghigliottina, considerata più "umana" degli altri tipi di esecuzione.
L'ultima giustizia eseguita da Mastro Titta fu quella del 17 agosto 1864, all'età di 85 anni e gli successe il suo aiutante Vincenzo Balducci.
Lo spettacolo della giustizia era così gradito ai romani che andava il detto: "Che bella giornata! Peccato che nun s'impicca gnisuno!"























 


  • Brigantaggio
  • Medicina
  • Mestieri

  • Soluzioni e recensioni di avventure grafiche