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MISCELLANEA - BRIGANTI |
IL BRIGANTE MASTRILLI
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Fu mandato dai suoi genitori, da Terracina a Roma per studiare; qui si innamorò di una bella ragazza e si liberò di un rivale con quattro coltellate, dandosi poi alla macchia.
Uccise il comandante e uno dei gendarmi che lo braccavano e continuò la sua latitanza nei boschi e, cercando riparo, finì nella casa di un pescatore che lo consegnò alla polizia.
Per sette anni restò in galera poi fuggì e il suo primo pensiero andò all'uomo che lo aveva tradito e che naturalmente fece una brutta fine.
Arrestato di nuovo, venne destinato al carcere di Gaeta ma una tempesta fece naufragare il battello e lui fu raccolto da una nave di passaggio.
Una volta libero, il Mastrilli cominciò la sua carriera di brigante "nobile" in quanto si proponeva di rubare ai ricchi per donare ai poveri, ma in realtà non esitava minimamente a depredare anche questi ultimi se necessitava.
Una volta, sulla strada per Roma vide un uomo assalito da altri briganti e lo difese rimanendo ferito. Costui era il principe Corsini che per riconoscenza lo fece graziare.
Grazia inutile perché la ferita, mal curata, si aggravò e Tiburzi morì prima di rivedere la sua città.
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