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MISCELLANEA - BRIGANTI |
IL BRIGANTE GASPERONE
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Antonio Gasbaroni da Sonnino, in arte brigante Gasperone, di mestiere vaccaro, a 22 anni era, come si legge in un rapporto della polizia, "di statura alta, corporatura snella, viso ovale, bocca naso e mento regolari, poco vaiolato, barba nascente color castagno, capelli simili legati a codino, avente agli orecchi gli orecchini d'oro a navicella, vestito con pezze e ciocie, clzuni curti, corpetto e giacchetta di velluto blu, cappello di feltro negro, tondo a cupolone."
Il suo primo omicidio avvenne in un duello per la conquista di una ragazza di nome Maria, nel quale uccise il suo rivale di nome Claudio. Il cugino di questi lo accusò del delitto e Antonio uccise anche lui e un certo Giggi.
Datosi alla macchia, visse felicemente per qualche tempo con Maria ma quando questa gli confessò di averlo tradito prima con Claudio, ammazzò anche lei.
Negli anni seguenti si macchiò di moltissimi delitti, fra i quali il massacro di quattro carabinieri "infiltrati" che egli scoperse; uccisi i poveretti, ne mozzò le orecchie e le mandò al delegato di Frosinone.
Quando il Rettore del Seminario di Terracina volle indurlo al pentimento, egli finse di convincersi e bussò alla porta del convento insieme ad un compagno per esservi accolto. Una volta dentro, nottetempo aprì le porte ai compagni che presero tutti i seminaristi, li condussero nelle campagne e chiesero il riscatto.
Una volta sequestrò due ufficiali austriaci e dopo averli depredati di tutto, chiese un riscatto di ventimila scudi. Il comandante delle forze austriache rispose che invece che ventimila scudi avrebbe mandato ventimila uomini; infatti le guarnigioni austriache si mossero verso la zona e strinsero la banda di Gasperone in una morsa, ma questi, con la sui solita abilità, riuscì a sfuggire all'accerchiamento.
Dopo altre imprese brigantesche cominciò a sentirsi lusingato della fama conquistata e si atteggiò a protettore del popolo sfidando spesso le autorità e abbandonando sempre più spesso la vita di macchia per concedersi a feste e balli. Ma era pur sempre il brigante più ricercato e perciò il suo rifugio restavano sempre le foreste e le paludi, una vita che, malgrado avesse solo una trentina d'anni, lo aveva logorato fisicamente.
Stanco della vita disagiata, malgrado avesse giurato di non arrendersi mai, decise di costituirsi e lo fece con l'intercessione di un sacerdote, don Pietro Pellegrino.
Dopo varie destinazioni, Gasperone fu rinchiusoi nel carcere di Civitavecchia dove ricevette, oltre molta corrispondenza, anche la visita di Dumas. Da lì fu trasferito a Spoleto e a Civitacastellana.
Nel 1870, con la presa di Roma, Gasperone venne graziato dopo 46 anni di prigione, ed andò ad abitare a Roma al Vicolo del Piede dove si manteneva lavorando a maglia.
Morì a 90 anni nell'Ospizio di Abbiategrasso.
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