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MISCELLANEA - BRIGANTI



IL BRIGANTAGGIO





Il brigantaggio a Roma ha origini antichissime; Tito Livio testimonia come esistesse anche durante la Repubblica e venne istituito un apposito corpo, i triumviri capitales per reprimerlo.
Come non considerare lo stesso Ratto delle Sabine un atto di brigantaggio?
Sotto l'impero, il compito di combattere i brigantaggio fu affidato al prefectum vigilum che lo assolveva con grande impegno.
Durante il regno del papato, il brigantaggio fu una piaga che interessò molte zone dello Stato della Chiesa e nessun papa, salvo Sisto V, riuscì mai a debellarlo completamente. Una delle cause principali ne fu senza dubbio la grande miseria che affliggeva le campagne intorno a Roma, gli stenti, la malaria, le carestie che affamavano i contadini. Per questo non era raro che alcuni di essi decidessero di guadagnarsi da vivere assaltando le carrozze e le diligenze e dandosi poi alla macchia.
L'attività dei briganti si espletava su più fronti: rapimenti a fini di riscatto, assalti a convogli, diligenze, assassini du commissione, rapine, incendi, furti di bestiame, stupri, violazione di conventi e il loro rifugio erano i boschi, le macchie di cui era ricca la campagna romana, le grotte naturali, non di rado aiutati dalla connivenza più o meno forzata dei villici.
Uno dei periodi più tranquilli, riguardo al brigantaggio, fu il regno di Sisto V che dichiarò loro una guerra a tutto campo e diede un gran lavora al boia di Roma, ma riuscì a ripulire le campagne da questa piaga. Purtroppo però alla sua morte tutto ricominciò come e peggio di prima.
I papi che si succedettero sul trono, seppure con leggi severissime, non riuscirono a contenere il fenomeno anche se il boia a Roma non aveva riposo e le teste mozze dei briganti venivano appese alle porte della città quale ammonimento al pellegrino perché "rigasse dritto".
Solo dopo l'annessione dello Stato pontificio, lo Stato italiano decise di usare il pugno di ferro impiegando l'esercito contro i briganti ed i loro fiancheggiatori.
La guerra al brigantaggio fu durissima per i carabinieri del Regno d'Italia, soprattutto perché i briganti erano padroni del territorio, sapevano come e dove nascondersi e contavano sull'omertà della gente terrorizzata all'idea di una vendetta per l' "infamità" di una spiata.
Il brigantaggio durò fino alle soglie del '900, con sacche dislocate nel frusinate, nel viterbese, nei castelli romani e specie nel territorio di Artena (un tempo Montefortino) da dove venivano i briganti più feroci e si commettevano delitti di ogni genere senza che si riuscisse a scoprirne gli autori.
Il comando delle truppe fu date al capitano Ambrosi-De Magistris che in breve tempo fece piazza pulita. Ma Ad Artena restò la nomea di "paese dei briganti".























 


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