Intorno a questo isolotto al centro del Tevere sono circolate storie, leggende, superstizioni che ne hanno condizionato la monumentalità facendole assumere la forma di un trireme avente come albero maestro un obelisco e i due ponti Fabricio e Cestio a mo' di remi.
Secondo la leggenda l'isola non avrebbe un'origine naturale ma sarebbe formata dal cumulo dei covoni di grano che i romani presero nei granai di Tarquinio il Superbo e buttarono a fiume dopo averlo cacciato dalla città.
L'isola Tiberina con Ponte Rotto

In realtà l'isola è di materiale tufaceo di origine vulcanica, sorta in una posizione strategica, ben accessibile dalla riva sinistra dove si suppone che già prima del Foro Boario esistesse un porto mercantile.
L'isola fu dedicata fin dal III sec. a.C. al dio Esculapio.
Narra la leggenda che quando Roma fu colpita dalla peste, fu inviata una delegazione in Grecia per consultare il dio.
Al ritorno il serpente sacro di Esculapio, portato dalla nave reduce da Epidauro, avrebbe ridisceso il Tevere all'altezza di Campo Marzio scomparendo sotto le sue sponde.
Era il segno divino che lì si doveva costruire il tempio del dio.
E il tempio fu costruito, simile a quello di Epidauro, con portici per il ricovero dei malati, un tempio-ospedale dunque, con una fonte sacra scaturita da un pozzo vicino al tempio, la cui acqua fu ritenuta taumaturgica.
Chiesa di San Bartolomeo

Proprio la costruzione del tempio diede all'isola la forma di una barca, a ricordo della nave che aveva portato a Roma la salvezza dalla pestilenza.
L'obelisco che fungeva da "albero della nave" rimase al suo posto fino al 1500 quando fu smontato e portato una parte a Parigi, parte a Monaco, parte a Napoli.
Fu sostituito da una colonna sulla quale si affiggeva la lista di coloro che non avevano celebrato la Pasqua (vedi curiosità- usanze-precetto pasquale).
Quella colonna si spezzò nel 1867 per l'urto di un carro e fu sostituita dalla guglia a 4 facce con Santi nelle nicchie da Pio IX.
Sull'antico tempio di Esculapio fu edificata la Chiesa di San Bartolomeo con annesso convento dei Francescani che, poi abbandonato, divenne nel 1870 ospizio per gli ebrei anziani; la chiesa di S. Giovanni Calabita era invece annessa all'ospedale omonimo o dei Fatebenefratelli ai quali è affidata.
L'isola è rimasta quindi luogo religioso e di cura con in più un grandioso aspetto monumentale.