Durante il regime fascista, nel quadro di quel riassetto che doveva riportare Roma agli antichi splendori imperiali, fu compiuto uno scempio urbanistico tra i più gravi dei nostri tempi: la demolizione di un intero quartiere medievale per far posto alla "scenografica" via della Cociliazione.
Via della Conciliazione corre proprio sull'antichissima sorella, la "portica", cioè una via porticata di origine tardo imperiale, la Porticus maior, che iniziava e terminava con un arco.
Qualcuno la identifica con la Via Cornelia di età repubblicana che percorreva la "spina" tra Borgo vecchio e Borgo nuovo.
La demolizione della spina

"Borgo" deriva da "burg", un accampamento fortificato costruito da Totila re dei Goti extra moenia e qui, nel corso del Medioevo, si formò un agglomerato urbano cresciuto in modo disordinato intorno a San Pietro.
Borgo è sempre stato una spina nel fianco dei pontefici che lo vedevano come un intralcio ai cortei papali e per il trasporto delle merci dal Porto Leonino a San Pietro.
Diversi papi progettarono la demolizione della "spina", ma le somme occorrenti per l'esproprio delle case e per i lavori risultava sempre troppo ingente.
Via della Conciliazione

Alla firma dei Patti Lateranensi nel 1929 lo Stato italiano e il Vaticano si accordarono per la demolizione della "spina di Borgo" e nel 1936 fu approvato il progetto degli architetti Piacentini e Attilio Spaccarelli dando il via alla demolizione.
Furono rasi al suolo palazzi e chiese, furono aperte via Traspontina, via di San Pio X, fu demolita e ricostruita la chiesa dell'Annunziata e fu sistemata l'area intorno a Castel Sant'Angelo.
Furono costruiti i palazzi ai lati di Via della Conciliazione e furono collocati lungo la strada gli obelischi che i romani battezzarono subito "supposte".