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LUOGHI - RIONI



TREVI







Perimetro

     Piazza Venezia, via del Corso, via delle Murate, via Santa Maria in Via, piazza San Claudio, piazza San Silvestro, via del Pozzetto, via del Bufalo, via del Nazzareno, via del Tritone, largo del Tritone. via del Tritone, piazza Barberini, via di San Basilio, via Leonida Bissolati, via San Nicolò da Tolentino, via Santa Susanna, Largo Santa Susanna, piazza San Bernardo, via XX Settembre, via del Quirinale, piazza del Quirinale, via XXIV Maggio, via Quattro Novembre, via Magnanapoli, Foro Traiano, piazza della Madonna di Loreto, piazza Venezia.

     Tre "misericordie" (i pugnali con cui si impartiva il colpo di grazia) in campo rosso: questo il simbolo del rione.
Istituito nel 1743 con chirografo di Benedetto XIV, corrisponde in parte alla VI Regione, l'Alta semita, oggi via XX settembre.
Il nome deriva da Treio, Treghio, Trevio, che nel Medio Evo significava lo sbocco di tre vie (trivium). Ma dov'era questo trivio? Forse dove ora si trova la Fontana di Trevi e la chiesa di Santa Maria in Trivio.
Il cuore del rione è a Fontan di Trevi, dove sgorga l'acqua Vergine che prima Niccolò V poi sisto IV riportarono a Roma dopo aver ripristinato l'acquedotto sulla Collatina.
L'acqua finiva in un vascone con tre doccioni decorati da Leon Battista Alberti. Fu Urbano VIII Barberini che la orientò a mezzogiorno e per reperire i fondi mise la tassa sul vino.
Innocenzo XIII della famiglia Conti, proprietario del palazzo sovrastante all'ultimo tratto dell'acquedotto, ebbe la prima idea della mostra grandiosa; Benedetto XIII vi pose una statua della Vergine, Clemente XII diede a Niccolò Salvi, prefetto dell'acqua di Trevi, l'ordine di procedere alla sistemazione della mostra che fu inaugurata da Clemente XIII, papa Rezzonico.
A destra della piazza la chiesa dei Ss. Vincenzo e Anastasio. E' famosa perché vi si conservano i "cuori" dei papi Sisto V e Leone XIII, e la tomba di Bartolomeo Pinelli con un cadavere che non c'è mai stato perché misteriosamente scomparso.

     Nel Medioevo il rione era popolato di torri ghibelline e fu dominato dai Colonna che costruirono poi il palazzo a P.zza Ss. Apostoli di fronte alla chiesa e al Palazzo Odescalchi.
I giardini del palazzo Colonna erano collegati da una fuga di arcate a Via della Pilotta. Centro del rione poteva considerarsi la chiesa di San Marcello sulla cui piazza l'8 ottobre 1354 furono trascinate dalla furia popolare le spoglie sanguinanti di Cola di Rienzo. Il cadavere, penzolone a testa in giù, fu preso a sassate per due giorni e due notti dai ragazzacci del quartiere, poi fu bruciato dagli ebrei al Corso, presso il Mausoleo di Augusto e le ceneri sparse al vento.
Nel Rinascimento il Rione Trevi conobbe il fulgore della Reggia dei Papi (il Quirinale) e del Palazzo Barberini.
Il Quirinale fu iniziato da Gregorio XIII nel 1574 ed è stato firmato da molti architetti tra i quali il Maderno, il Fontana, il Bernini, il Fuga.
Le statue gigantesche della piazza furono collocate dall'Antinori allorché, nel 1783, Pio VI fece innalzare l'obelisco preso dal Mausoleo d'Augusto.
Altro palazzo notevole del rione, il poderoso Palazzo Barberini realizzato nel fasto del '600 romano da Urbano VIII, iniziato nel 1625 dal Maderno e dal Borromini, compiuto dal Bernini nel 1633.
Via delle Muratte era detta dell'Amoratto dal soprannome di Renzo di Paolo Musciani che vi aveva creato un ospedale e un ricovero per "donne povere et honeste" che ai tempi di Clemente IX fu incorporato in quello di Sant'Apollonia in Trastevere.
Di fronte alla Fontana di Trevi si notano cinque colonne di un portico ritrovato nel 1924 durante i lavori fatti per la sistemazione dei magazzini Giusti: si tratta di un raro angolo medievale che bene si intona con la vicina "casetta del fornaio" in Via San Vincenzo.

     Un grande "inquilino" di Trevi è stato Michelangelo Buonarroti che morì a 89 anni (1564), solo e ricoperto di pidocchi, in una casa a Via Macel de' Corvi oggi sparita, che si trovava vicino a Piazza Venezia, vicino al Foro di Traiano. Fu sepolto nella chiesa dei SS. Apostoli e il cadavere fu trafugato nottetempo e trasportato a Firenze.
La vetta del Quirinale era detta Equimarmorei o Caballi dalle colossali statue di eroi tratte dalle Terme di Costantino.
Dietro il Palazzo della Dataria erano le vigne del cardinale Ippolito d'Este, figlio di Lucrezia Borgia e, più in alto, quelle del cardinal Carafa.
Nel tratto da Monte Cavallo alla Porta della Donna (in seguito chiamata Porta Pia) si estendevano le vigne dei Boccacci, del Cardinale di Carpi e il decimo titolo della città, la chiesa di Santa Susanna ancora esistente, sul largo omonimo, con la bella facciata del Maderno.
Su Via del Quirinale, al quadrivio di via Quattro Fontane, si affaccia la chiesa di San Carlino, una tra le più originali opere del Borromini e poi S. Andrea al Quirinale del Bernini.
Dietro queste chiese declinavano le vigne e gli orti. Qui si apriva Piazza Grimana, dalle case e dalle vigne che vi ebbe il cardinal Grimano nei pressi di Piazza Barberini, detta anche Platea de Sfortia dalle proprietà degli Sforza, conti di Santafiora e duchi di Segni.
Dopo il 1870 ebbero inizio gli sventramenti e vennero aperte Via del Tritone e Via Nazionale, il Traforo del Tritone, Via Regina Elena (poi Via Barberini).
A largo Chigi sorgeva il magazzino delle sorelle Bocconi (a Roma si diceva: annamo a comprà da Tozzi e bocconi) che fu a sua volta demolito per la Rinascente e la Galleria di Piazza Colonna sorta sull'area di Palazzo Piombino.

     Dalle demolizioni si salvò la chiesa di Santa Maria in Via, famosa per l'acqua miracolosa che viene distribuita nell'altare a destra.
Una leggenda racconta che nel 1252 una tegola galleggiasse sulle acque di un pozzo. Sulla tegola c'era l'immagine della Madonna.
Via del Tritone era una viuzza stretta sulla quale si aprivano molti negozi di macellai (Via due Macelli) e Piazza Barberini era circondata da casupole, stalle; le vacche pascolavano tranquillamente come le pecore davanti alle latterie e alle osterie.
Vi zampillava, all'angolo di Via Felice (Via Sistina) la deliziosa Fontana delle api del Bernini, poi posta all'angolo di Via Veneto.
Al centro della piazza troneggiava la Fontana del Tritone del Bernini.
Dallo sbocco della Stamperia a quello di Via due Macelli la strada si chiamava Dell'Angelo Custode.
L'opera di ampliamento di Via del Tritone iniziò nel 1885 e le demolizioni portarono all'abbattimento della cavallerizza di Palazzo Poli, l'antica dimora dei Conti di Poli nella quale, al secondo piano, andò ad abitare Gioacchino Belli con la moglie Maria Conti.
Dalle demolizioni si salvarono la Stamperia e Palazzo Carpegna.

     Il primo, costruito dal cardinale Cornaro, pronipote della regina di Cipro Caterina, nel 1647 fu proprietà di Olimpia Pamphilj, la onnipotente cognata di Innocenzo X. Passò in seguito ai Doria, ma Pio VI nel 1777 lo prese per la Stamperia Camerale istituita da Pio IV e da Gregorio XIII sotto la direzione di Aldo Manuzio il vecchio. Con Pio VII divenne proprietà dell'amministrazione pontificia.
Poco dopo il 1900 fu intrapresa la sistemazione dell'ultimo tratto di Via del Tritone verso Piazza Barberini. Venne notevolmente allargata e vi si costruirono grandiosi palazzi nello stile dell'epoca.
L'apertura di Via Minghetti, nel 1886, portò alle demolizioni del Palazzetto Sciarra con relativo Arco de' Carbonari e di altre costruzioni in via delle Vergini e Dell'umiltà, per far posto ad un baraccone per spettacoli: il Quirino. Nel 1915 questo baraccone fu trasformato nel teatro attuale grazie all'intervento dell'architetto Franco Piacentini.
Accanto vi sorse la Galleria, tipico esempio liberty, grazie alla munificenza del principe don Maffeo Barberini Sciarra Colonna. In due botteghe, alle Muratte e ai Crociferi, si vendeva settimanalmente il famoso Diario di Roma o Cracas.



























 


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