Perimetro
Piazza dell'Emporio, via Marmorata, via Raffaele Persichetti, Mura Aureliane, Ferrovia, Lungotevere, Ponte Sublicio, Piazza dell'Emporio.
Monte dei cocci, così era chiamato questo rione, "monte" di soli 52 metri formatosi con i "cocci" di terraglia (testa-ae) che venivano gettati in questo luogo come un'immensa discarica.
Quando dal porto della zona, l'emporium, arrivavano le navi cariche di masserizie, le anfore venivano vuotate e rotte, poi, in osservanza dell'apposita legge che ne regolava lo smaltimento, collocate in una zona ben delimitata: uno strato di cocci e uno di terra.
La prima traccia di questo nome si ha da un'iscrizione dell'VIII sec. in S. Maria in Cosmedin relativa a donazioni qui sunt in Testacio. Si chiamava anche Doliolo perché dolii erano alcune qualità di recipienti e appunto per l'enorme quantità di anfore provenienti da tutto il mondo che vi si accatastavano, fu soprannominato "Monte di tutto il mondo".
Nel Medioevo la collinetta cambiò nome diventando Mons de Palio e cambiò anche destinazione: non più discarica ma piuttosto luogo di festeggiamenti popolari del carnevale, fra i quali anche la corrida.
La zona, ricchissima di grottini ideali per la conservazione del vino, divenne ben presto sede di osterie e di passeggiate, di scampagnate "fori porta" e meta di allegre brigate che ci testimoniano le incisioni del Pinelli.
Una caratteristica del quartiere è la Piramide Cestia, voluta da Caio Cestio che, dopo aver visto le piramidi d'Egitto, volle farsene una uguale nel 12 a.C. Fu edificata in soli 365 giorni.
Accanto alla Piramide, il Cimitero acattolico dove sono sepolti illustri personaggi che amarono Roma al punto da eleggerla ad ultima dimora: Coleman, pittore della campagna romana, Percy Bysshe Shelley e John Keats, fra i più grandi poeti del Romanticismo.
Testaccio ha conservato più che altri quartieri il suo carattere popolare, da "paese", dove la romanità è molto sentita, addirittura accesa.
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