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LUOGHI - RIONI |
RIPA
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Perimetro
Piazza della Consolazione, via dei Fienili, via di San Teodoro, via dei Cerchi, piazza di Porta Capena, viale Aventino, piazza Albania, viale Aventino, largo M. Gelsomini, via Marmorata, piazza dell'Emporio, Ponte Sublicio, Lungotevere, Isola Tiberina, Ponte Fabricio, piazza di Monte Savello, via del Foro Olitorio, vico Jugario, piazza della Consolazione.
Il rione prende il nome da "Ripa Grande", il porto di Roma situato fra Ponte Sublicio e il Velabro; "grande" per distinguerlo da quello più piccolo di "Ripetta".
Il rione Ripa è nato come tale nel 1921 quando furono scorporati anche i rioni Testaccio e San Saba. E' composto da tre zone: l'Aventino (da aves, uccelli, dove Romolo prese gli auspici) la Valle Murcia e l'Isola Tiberina; si tratta di una delle zone più monumentali ed antiche di Roma, in cui sono compresi, oltre quanto detto sopra, il Circo Massimo, il Foro Boario, il Velabro. Proprio fra la zona a nord del Foro Boario sono stati trovati reperti antichissimi (le "capanne romulee") di insediamenti greci fra il IX e l'VIII sec. a. C., a conforto della leggenda che vuole della presenza di Evandro, Ercole, di Enea alle pendici del Palatino.
Narra la leggenda che Evandro avesse un grosso grattacapo: un gigantesco malfattore abitante in una grotta sull'Aventino: Caco, che terrorizzava la gente del luogo e nessuno era stato in grado di ucciderlo. Caso volle che passasse da quelle parti Ercole ed Evandro, con un piccolo inganno riuscì a farlo abbattere dal dio che lo atterrò con la sua poderosa clava e Caco, come racconta Ovidio cadit, mixtosque vomit sanguine fumos, cadde vomitando fumo misto a Sangue.
Per celebrare l'evento, Evandro edificò l' Ara massima di Ercole su cui poi sorse Santa Maria in Cosmedin.
Nella zona del Velabro vi era un lago di acqua stagnante alimentato dai rivoli d'acqua che scendevano dai colli circostanti e che poi furono canalizzati da Tarquinio Prisco nella Cloaca Massima.
In quanto all'Aventino, fu il colle fatale per Remo che vi ebbe il presagio negativo e che ne segnò la morte per mano del fratello Romolo.
La vicina Isola Tiberina era un punto d'approdo ideale per il traffico fluviale, quindi un elemento che incrementò i commerci e lo sviluppo della zona.
I re etruschi eressero parecchi monumenti ed edifici: abbiamo ricordato Tarquinio Prisco e la Cloaca Massima, mentre Servio Tullio si preoccupò di fortificare le difese della città cingendola di mura (Mura Serviane), vi erigeva i Templi della Fortuna e della Mater Matuta e quello di Portunus, in relazione col porto fluviale e il Tempio di Diana sull'Aventino.
Si andava consolidando il carattere popolare di questo colle che nel 456 a.C., con la legge Icilia, fu dichiarato proprietà dei plebei. Questo non impedì che vi sorgessero molti edifici pubblici: il Santuario di Cerere, Libero e Libera, il Tempio di Minerva, di Mercurio, il Santuario di Giunone e più tardi il Vortumnus, il tempio a Iupiter liber, a Dis Pater, e poi dedicati a varie divinità anche orientali, tanto che all'epoca di Augusto il colle risultava già saturo di costruzioni.
Dal 292 l'Isola Tiberina era stata dedicata al dio Esculapio e destinata a zona ospedaliera dove confluivano i malati della città.
L'isola era collegata a Campo Marzio dal Ponte Fabricio e pochi anni dopo a Trastevere dal Ponte Cestio.
In età augustea, con lao spostamento delle attività commerciali, l'Aventino subì uno spopolamento dei ceti plebei ai quali subentrarono gli aristocratici attirati dalla salubrità edel luogo; vi sorsero quindi ville signorili al posto delle case plebee, terme esclusive, grandi giardini, gran parte distrutti dalle invasioni barbariche.
In epoca criostiana cominciarono ad essere costruite chiese, i primi "titoli" di Santa Prisca, Santa Sabina, Sant'Alessio che, divennero in seguito importanti conventi.
Sull'Isola Tiberina il Tempio di Esculapio fu sostituito con la Chiesa di San Bartolomeo eretta da Ottone III e in generale sui templi e le rovine romane furono costantemente edificate chiese utilizzandone lo stesso materiale; tra l'VII e il XIV sec. se ne contano ventitré.
Nel 1500 la zona era prevalentemente spopolata tranne che per gli ebrei (fino alla costruzione del Ghetto) e piccoli nuclei di pescatori, di barcaioli e mugnai, conciatori che vivevano ai margini del fiume.
Il panorama di queste casupole e bottege inerpicate sulle rive del tevere ci è stato tramandato intatto dai pittori fino a fine '800 fino a quando cioè se ne iniziò lo smantellamento per far posto ai muraglioni dei lungotevere. Alla fine del XII sec. papa Celestino III aveva costruito un ospedale presso S. Maria del Portico, sulle rovine degli Horrea, e agli inizi del '500 sorse l'Ospedale dei lebbrosi di Santa Maria della Consolazione, malattia che i Crociati avevano diffuso anche in Italia.
Le ristrutturazioni di Roma capitale interessarono solo marginalmente questa zona a parte le demolizioni riguardanti la sponda del Tevere.
Le modifiche radicali iniziarono nei primi decenni del '900 quando furono eliminate tutte le costruzioni fra l'Arco di Giano e il Tevere per aprire la via del Teatro di Marcello: fu abbattuto l'Ospizio di Santa Galla per far posto al palazzo dell'Anagrafe e l'Ospedale di Sant'Omobono.La zona cambia carattere perdendo ogni peculiarità popolare e trasformandosi in zona direzionale e residenziale di lusso.
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