|
|
|
LUOGHI - RIONI |
CELIO
|

|
Perimetro
Piazza del Colosseo, via S. Giovanni in Laterano, via s. Stefano Rotondo, via della Navicella, piazza Porta Metronia, Porta Metronia, Mura aureliane, Porta Latina, Mura aureliane, Porta S. Sebastiano, P.le Numa Pompilio, via delle Terme di Caracalla, via delle Camene, piazza Porta Capena, via di San Gregorio.
Il rione Celio sorge alle spalle del Colosseo la cui costruzione si deve alla famiglia Flavia ed è l'unico, insieme all'Esquilino, che porti il nome di un colle della città.
E' un rione relativamente "giovane" in quanto non fa parte dei tradizionali 14 rioni della vecchia Roma e non certo perché manchi di antichità e di resti archeologici. Infatti prima del 1874 faceva parte integrante del Rione Monti e deve il suo nome a Celio Vibenna, condottiero etrusco che venne in soccorso di Roma e di Tarquinio Prisco. Era chiamato Querquetulanus per i folti querceti che lo ricoprivano.
Fu II Regio al tempo di Augusto e con l'affermarsi del cristianesimo vi sorsero molte chiese a partire dalla metà del IV secolo e in seguito sede di molti grandi conventi arricchiti da grandi giardini.
Passando sotto l'Arco di Costantino, costruito nel 315 per ricordare la celebre vittoria di Ponte Milvio su Massenzio (312), si percorre Via San Gregorio (un tempo Via dei Trionfi) per arrivare alla chiesa dedicata al Santo.
Dalla Chiesa di San Gregorio si percorre il Clivio Scauro, una stradina che sale sulle pendici del colle, sotto un arco a tutto sesto risalente al periodo imperiale e sei archi rampanti di epoca più tarda che hanno la funzione di sostegno al muro della Basilica dei SS. Giovanni e Paolo.
Oppure vi si arriva passando sotto l' Arco di Dolabella e Silano, in realtà fornice delle Mura Serviane rifatto dai due consoli che gli diedero il nome, sormontato dall'acquedotto dell'acqua Marcia e poi Claudia e percorrendo una stretta e suggestiva strada fra due alte mura che conduce alla piazzetta omonima, una delle più suggestive ed evocative della Roma che fu.
Santa Maria in Domnica è la prima diaconia romana eretta, secondo la tradizione, sulla casa di Santa Ciriaca. La facciata rinascimentale è preceduta da un ampio portico; sulla piazza è posta la Fontana della Navicella forse un ex voto di un marinaio dedicato ad Iside o una sua copia cinquecentesca.
Il primo edificio è di epoca proto-cristiana per le 18 colonne di granito grigio a capitello corinzio. Fu ristrutturata da papa Pasquale I (ne sono testimonianza i mosaici dell'epoca) e da papa Leone X intorno al 1513.
La chiesa di Santo Stefano Rotondo è l'unica a pianta rotonda che il Medio Evo e il Rimnascimento ci hanno lasciato. Fu eretta nel V secolo da papa Simplicio (468 - 483). Fu sottoposta a restauro nel 1400 e le sue dimensioni furono ridotte eliminando l'anello esterno ma ciò non ha tolto imponenza e bellezza al complesso.
A piazza della Navicella, accanto all'Arco di Dolabella, sorge la chiesetta di S. Tommaso in Formis, un tempo più vasta sede di un monastero; l'esterno risale probabilmente ad epoca medievale mentre l'interno fu rifatto in epoca barocca e successiva.
Da Via Latina, sul lato sinistro delle mura partendo da P.le Numa Pompilio, si raggiunge la Chiesa di San Giovanni a Porta Latina, detta anche S. Giovanni in Oleo (fine del V sec., rifatta nel 722 e più volte restaurata); il nome è dovuto alla credenza che in quel luogo Giovanni Battista avesse subito il supplizio dell'olio bollente uscendone illeso.
Come si è detto, fu un rione ricco di ville e di giardini e fra essi spiccava la Villa Mattei risalente alla metà del '500 e oggi divenuta Villa Celimontana, parco pubblico dal 1925. Lo splendido giardino è sede, tra l'altro, di un obelisco sotto il quale, si narra, abbia lasciato entrambe le mani un operaio durante i lavori di innalzamento.
Dove oggi sorge l'Ospedale Militare del Celio, un tempo scendevano sul declivio del colle i giardini di Villa Teofili.
Le imponenti Mura aureliane costeggiano per un tratto il rione e vi sono comprese le porte di San Sebastiano, che conduce alla Via Appia, Porta Latina e Porta Metronia.
Arrivando a Porta Latina si percorre la stretta strada chiusa tra le muraglie delle ville e dei parchi interni che arrivano fino alla strada omonima che conduce alla Porta San Sebastiano.
Porta Latina, aperta da Belisario nelle Mura Aureliane, ha un solo fornice sormontato da una galleria con 5 finestre centinate e fiancheggiata da due torri cilindriche merlate.
Anche Via di San Sebastiano, ricca di verde e costeggiata da alte mura, è una delle più suggestive strade di Roma. La Porta omonima sorge a ridosso dell'arco detto di Druso, ma più probabilmente risalente all'età di Traiano o di Lucio Vero. L'arco fu utilizzato da Caracalla per sostenere l'acquedotto Appio (di fronte alla porta si apre la Via Appia). Originariamente a tre fornici, ora dell'arco resta solo quello di mezzo.
Porta San Sebastiano, corrispondente alla Porta Capena delle Mura Serviane, fu ricostruita nel V sec. da Onorio.
Fiancheggiata da due torri semicilindriche, nell'arco interno della porta si trova un'iscrizione che ricorda la cacciata di Roberto di Napoli e la figura di un angelo.
Nelle mura adiacenti alla porta è sistemato il Museo delle Mura romane.
| |
| |
|