Collocato lungo l' Appia antica, è l'unico sepolcro rimasto in piedi dei tanti che costellavano la via.
In realtà rischiò di essere demolito anch'esso quando Urbano VII ordinò al Bernini di demolirlo (forse gli facevano gola anche quei marmi?) ma la demolizione fu interrotta dall'opposizione del Senato e del popolo romano.
E' un mausoleo di forma cilindrica, di 20 m. di diametro impostato su un basamento quadrato e rivestito di travertino. In alto ha un elegante fregio recante scudi Gallici, festoni e bucrani che hanno dato il nome di "Capo di Bove" a tutta la tenuta circostante.
Una grande lapide rivolta verso la via, ricorda la nobildonna che vi fu sepolta: Cecilia, figlia di Quinto Metello Cretico (il conquistatore di Creta) e moglie di Crasso, figlio del triumviro e generale di Cesare in Gallia.
La Tomba nel Medioevo

Il monumento risale dunque agli ultimi decenni della Repubblica.
La merlatura attuale com merli ghibellini fa parte della sopraelevazione operata nel 1302 dai Caetani che fecero della tomba il Maschio del castello adiacente (foto 1), già dei Conti del Tuscolo (XI secolo) e che si estendeva anche nella parte opposta della strada.
Del castello, che fu distrutto da Sisto V, rimangono imponenti avanzi di mura.