Fu costruito durante il sesto consolato di Augusto, nel 28 a.C. nella parte nord di Campo Marzio tra il Tevere e la Flaminia, fuori dalla cinta delle mura urbane poiché in città non erano consentite né la cremazione né l'inumazione.
Aveva la forma classica dei grandi tumuli secondo la tradizione italica iniziata dagli Etruschi.
Un contemporaneo, il geografo Strabone, lo descrive così:
Un grande tumulo di terra innalzato presso il Tevere, sopra un'alta base rotonda rivestita di marmo bianco, tutto ombreggiato di piante sempreverdi fino alla cima, sulla quale è la statua di Augusto in bronzo dorato; e sotto quel tumulo stanno le celle sepolcrali di lui, dei suoi parenti e dei suoi famigliari.
Il monumento era costituito da cinque muri concentrici di grande spessore; un alto pilone centrale coincidente con la cripta costituiva internamente l'asse della costruzione e s'innalzava sino alla copertura del tumulo diventando sostegno alla statua dell'imperatore.
Plastico

Una serie di volte collegava le mura concentriche che degradavano verso l'esterno sino ad un grande tamburo circolare cieco rivestito in marmi preziosi.
Si accedeva all'interno della cripta per un ingresso rettilineo volto a mezzogiorno orientato in direzione del Pantheon al quale probabilmente era collegato da una strada. Le urne cinerarie della stirpe augustea sono andate quasi tutte perdute.
Il monumento subì gravi danni durante l'invasione gotica di Alarico nel 409 e per tutto il Medioevo subì il destino di tutti i grandi monumenti romani divenendo fortilizio prima dei Colonna, poi dei Conti e degli Orsini. Naturalmente subì saccheggi e spoliazioni di tutto ciò che poteva essere asportato. Oggi infatti lo vediamo "nudo" dei suoi marmi e ricoperto di erbacce che rivelano il degrado anche nel presente.
La propietà del monumento passò di mano in mano alle famiglie romane: i Soderini, i Fioravanti, i Correa nel XVIII sec, che lo trasformarono in anfiteatro destinato a giochi circensi.
Corrida al "Corea"

Da allora il mausoleo assunse il nome di "Correa"; i romani andavano al Correa a divertirsi, a vedere rappresentazioni teatrali, fuochi d'artificio, giostre e persino corride.
Il Belli ci descrive in un sonetto che cosa era diventata la tomba di Augusto:
La giostra a Corea
Cristo che carca! pieno come 'n'ovo!
Nun ce capeva ppiù un vago de mijo|
le gradinate, poi!...Io e mi fijo
parémio propio du' purcini ar covo.
Che accidente de toro!
Il Mausoleo prima dells sitemazione dell'area

Dopo il 1870, caduto ormai in disuso "er Corea", fu trasformato in fonderia per fondervi la statua di Vittorio Emanuele II da collocare sul Vittoriano. Nel 1908 veniva destinato a sala concerti e l'ultimo concerto fu tenuto nel 1936, dopodiché il Mausoleo riprese la sua condizione di monumento in abbandono.