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LUOGHI - GHETTO |
GLI EBREI E IL CARNEVALE
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B. Pinelli - La plebe fa rotolare un ebreo in una botte

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Nel 1466 Paolo II, al fine di offrire un divertimento aggiuntivo al carnevale dei romani, impose agli ebrei di sottoporsi alla Corsa , tradizione che si è protratta nel tempo, tanto che ce ne parla, in uno dei suoi sonetti, anche G. Gioacchino Belli:
"Era l'ebbreo er berbero de quelli carnovali".
"Pe' falli curre, er popolo romano
je sporverava intanto er giustacore
tutti co' un nerbo o una bacchetta in mano
E sta curza, abbellita da sto pisto,
l'inventò un papa in memoria e in onore
della flaggellazione di Gesù Cristo."
Gli Ebrei, prima della gara dovevano abboffarsi di cibo per rendere la cosa ancor più "divertente", seminudi, a piedi o cavalcando un asino al contrario, dovevano correre fra due ali di popolaccio che lanciava immondizia, li insultava e li pestava con sassi o bastoni, per tutto il Corso fin sotto l'attuale Palazzo Venezia.
Col tempo si aggiunsero "varianti" come quella di farli incalzare da soldati a cavallo che spesso e volentieri travolgevano qualche concorrente ritardatario.
Premio per il primo arrivato: tre pezze di panno.
Ma spesso i partecipanti si sarebbero accontentati di arrivare vivi fino al traguardo e non sempre vi riuscivano.
La tradizionale corsa ebbe termine nel 1668, quando gli ebrei ne furono esentati da Clemente IX (con grande rammarico popolare) in cambio, naturalmente, di una cospicua donazione.
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