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SAN MARCO







      Quasi sotto la rocca capitolina sorge, inglobata nella mole di Palazzo Venezia, la basilica di San Marco, tra le più antiche e piene di storia di Roma.
L'edificio fu fondato da papa Marco (336) iuxta Pallacinas, cioè presso Saepta Julia, l'imponente edificio inaugurato nel 26 a. C. con portici a sette file di pilastri in travertino, costruito per eleggere le più alte magistrature.
La basilica fu riedificata due volte nel primo millennio: nell'VIII secolo da papa Adriano I, dopo che la primitiva costruzione fu distrutta da un incendio, e nel IX secolo da Gregorio IV quando l'edificio, probabilmente a causa delle inondazioni del Tevere, rischiava di andare distrutto.
I suoi arredi furono più volte saccheggiati nel corso delle scorrerie barbariche.
Nel 1154 fu costruito un baldacchino (rimosso nel '700) avente alla base due leoni marmorei ora all'ingresso della chiesa.
Il cardinale Barbo (poi Paolo II) la ricostruì fra il 1455 e il 1471 dandole le forme attuali.
Fra il 1740 - 50 subì un restauro che ne alterò la fisionomia con decorazioni barocche.

La facciata si presenta con un portico a tre arcate con semicolonne addossate a pilastri in basso, e una loggia con arcate più ampie, detta della "Benedizione" dovuta a Giuliano da Maiano e a Leon Battista Alberti.
Dietro ad essa sorge il campanile romanico (XII sec.) a trifore.
Sotto il portico, frammenti architettonici di lapidi sepolcrali paleo-cristiane.
Interessante, contro la parete in basso a destra, la lapide funeraria a Giovanna Caetani, detta Vannozza, moglie morganatica di Alessandro VI Borgia.
Nella lunetta sovrastante il portale, S. Marco evangelista in trono, bassorilievo di Isaia da Pisa.

La pianta basilicale a tre navate divise da pilastri contro cui sono addossate colonne rivestite di diaspro di Sicilia.

Il soffitto a cassettoni dorati su fondo azzurro, con stemmi di Paolo II, è di Giovanni e Marco de' Dolci (1466-68); è l'unico soffitto quattrocentesco oltre a quello di Santa Maria Maggiore.
In alto, finestre bifore tribolate gotiche, più sotto affreschi alternati a rilievi di stucco del '700.
Lungo le navate minori, quattro altari incassati dentro nicchie che si alternano a 5 piccole absidi.
Il pavimento nella navata mediana e nell'abside reca tracce dell'opera cosmatesca.
Da notare nella navata di destra la tomba del giovinetto Leonardo Pesaro di Antonio Canova.
Sul pavimento davanti all'ultima cappella (del Sacramento) lapide del cardinal Marco Barbo di Pietro da Cortona, sull'altare S. Marco papa di Melozzo da Forlì.
Nella tribuna
un pavimento cosmatesco; sotto l'altare un'urna contenente il corpo di S. Marco papa.
Nell'abside mosaici risalenti a Gregorio IV (828-44).



Mosaici dell'abside



     Nella navata sinistra, entrando nella sagrestia, un Crocefisso della scuola di P. Cavallini e un S. Marco evangelista di Melozzo da Forlì.
Lungo la navatta monumenti funebri settecenteschi.
Sotto la basilica si possono visitare resti più antichi delle precedenti costruzoni.




























 


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