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FOLKLORE - USANZE |
SCHIAFFONE
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Roesler Franz - Prati di Castello

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Le pubbliche esecuzioni erano frequenti e venivano considerate uno "spettacolo" dalla gente che affollava la piazza, affittava le sedie o i posti privilegiati sui balconi delle case circostanti per assistervi. Il condannato a morte veniva portato su una carretta preceduta da maschere, salutato da lazzi e da insulti del popolino.
I luoghi deputati per le esecuzioni erano Ponte Sant'Angelo, Piazza del popolo, Via dei Cerchi, Campo deì Fiori e i corpi dei condannati venivano poi sepolti in cimiteri fuori le mura, in terra sconsacrata.
Ma lo spettacolo di giustizia era anche un momento
"educativo".
Era infatti tradizione che i padri portassero i figlioletti ad assistere alle esecuzioni e che nel momento in cui cadeva la mannaia ovvero il boia sulla forca dava il "calcione" al condannato, dessero loro uno schiaffone a futura memoria di quel che capitava a chi infrangeva le severe leggi dello Stato pontificio.
Ecco il fatto nei ricordi del Belli:
Tutt'a un tempo ar pazziente mastro Titta
j'appoggiò un carcio in culo, e tata a mene
uno schiaffone alla guancia a mandritta.
- Pija - me disse, - e aricordate bene
che sta fine medema ce sta scritta
pe mill'antri che so' mejo de te. -
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