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FOLKLORE - FESTE



LA NOTTE DI SAN GIOVANNI



A. Pinelli - Carrettella a Testaccio





     La sera del 24 giugno, a Roma non si dormiva; tutti in piazza san Giovanni, a due, in gruppi, in brigata, in carrozza, a piedi. Una processione verso il Colosseo, un vociare dei cocchieri e dei pedoni tra la polvere che si alzava dal passaggio delle carrozze.
Tutti a san Giovanni, ricchi, poveri, signori e popolani, giovanotti eleganti vestiti da "paini", operai, venditori, fioraie, fanciulle e balie con i bambini in braccio.
Tutti a san Giovanni perché alla "Notte di San Giovanni" non si può mancare.
Le vie che portano alla piazza sono piene di osterie con lampioncini di carta colorata e lungo le strade lumi e lumicini di tutte le forme: fiaccole, lucerne, torce a vento, e lunghe tavole imbandite con i fiaschi e le fojette di vino dei Castelli che fanno mostra davanti alle "fraschette" ( le osterie dove il mangiare si porta da casa e il bere si paga all'oste.)
Quattro cose sono di rito in questa festa: le ciumache, le ciammelle, i garofoli rossi e la spighetta. Il piatto forte erano le "ciumache" condite con "ajo, ojo, alice pommodoro e peperoncino".

     E' la festa più romana di Roma, dalle origini antichissime, forse pagane, ma che importa? Ne parla persino S. Agostino: "...dopo il vespro, tutta Roma era in fiamme e il crepitio e il fumo di questi fuochi, a caso di un gioco di demonio copre l'aria."
Era infatti tradizione accendere "i fuochi di San Giovanni" simbolo di festa e di vitalità.
Il popolo, al suono di nacchere e tamburelle ballava tutta la notte e gli stornellatori inventavano stornellate per gli innamorati che approfittavano della confusione generale per appartarsi.
Era detta anche la "notte delle streghe" perché secondo un'antica tradizione la notte del 23 giugno le streghe si recavano a Benevento per il loro sabba sotto "il noce di Benevento", appunto, e invadevano Roma.
Si diceva che passassero verso Santa Croce in Gerusalemme e per tenerle lontane c'erano vari modi: dire due credo, munirsi di uno "scopijo, un capod'ajo e la spighetta cor garofoletto",
oppure si potevano mettere due scope incrociate e chiudere con un setaccio la cappa del camino. Così si poteva uscire tranquilli per strada e godersi la festa che andava avanti tutta la notte.
Tutti cantavano e componevano a braccio, c'erano anche concorsi per i canti più belli e la serata finiva con grandi bevute e mangiate fino al mattino.
L'usanza di questa festa si protrasse fino alla vigilia della prima guerra mondiale poi la tradizione fu assorbita da altri tipi di festività che non avevano nulla a che fare con l'originale.



























 


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