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CURIOSITÁ - PERSONAGGI |
MISERA FINE DI COLA DI RIENZO

Sappiamo dalla storia che Cola di Rienzo, dopo aver riacceso nell'animo dei romani la fiamma repubblicana e l'illusione di una democrazia che riportasse al popolo i poteri di un tempo, deluse e in parte tradì queste speranze lasciandosi prendere da una megalomania che finì per inferocire la plebe.
Assediato in Campidoglio, tentò di fuggire travestendosi ma, forse tradito da un suo stesso parente, Locciolo Pellicciaro, fu catturato dalla folla e portato "al loco del lione" cioè in cima al Campidoglio dove era un gruppo marmoreo rappresentante un cavallo sbranato da un leone (oggi collocato nel Museo Nuovo).
Sentiamo il racconto dall'Anonimo Romano che ha trascritto i fatti:
Là addutto, fu fatto uno silenzio. Nullo homo era ardito toccarlo... In esso silenzio mosse la faccia, de là et de chà guardao. Allora Cecco detto Viecchio, impuntò a mano ad uno stuocco et deoli nello ventre... Nullo motto faceva: alla prima morio, pena non sentìo"
Il cadavere, trascinato per tutta Roma, fu poi portato al Mausoleo di Augusto per essere arso:
Là, sul campo dell'Austa si adunarono tutti li giudei in grande moltitudine; era grasso, ardeva volontieri, fu ridotto in polvere e non ne rimase cica.
FRA PACIFICO
Venne a Roma un frate che aveva il dono di prevedere i numeri del lotto.
Quando la cosa si riseppe, la gente cominciò a reputarlo un mago e per somma prudenza fra' Pacifico (questo era il suo nome) si astenne dal dare i "numeri".
Finché un giorno, una povera popolana lo implorò al punto che il frate cedette facendole prima giurare che non ne avrebbe fatto parola con nessuno.
La popolana vinse una grossa somma e, come accade in questi casi, non resistette alla tentazione di confidarsi con un'amica. Di lì a poco tutta Roma seppe e la notizia arrivò fino a papa Gregorio XIV.
Il papa, tremante al pensiero delle somme che avrebbero dovuto uscire dalle casse dello stato, ordinò che fra Pacifico fosse immediatamente allontanato da Roma.
Una gran folla lo accompagnò fuori porta fino alla diligenza e il frate, prima di partire, commosso da tanto affetto, volle prendersi una piccola vendetta.
Dopo aver salutato tutti, si volse verso la porta della città e declamò questi versi:
Roma, se Santa sei (66)
Perché crudel se' tanta? (70)
Se dici che sei Santa, (16)
Certo bugiarda sei! (6)
Non sapremo mai se la quaterna è uscita.
ABATE RIVAROLA
Famoso giornalista o fogliettante, come allora si diceva.
Sabato a dì 4 agosto 1708 regnante papa Clemente XI:
"Taglio della testa a Ponte S. Angelo per haver egli ritenuto pasquinate contro il papa, haver sparlato del medesimo, haver havuto commercio con gli eretici...." La cronaca prosegue raccontando che all'abate, portato in barella alla funzione, gli "prese un accidente" a causa delle due cancrene provocate dalle torture e "ristorato", fu in grado di parteciparvi fino al termine.
Il giorno dopo il chirurgo andò a visitarlo per vedere se fosse ancora in grado di essere sottoposto a... torture per l'interrogatorio ma, vistolo incapace, la condanna fu pronunciata a processo ancora non concluso.
Approssimandosi l'ora dell'esecuzione ed essendo il condannato più morto che vivo, fu mandato a chiedere al papa cosa si dovesse fare e questi ordinò di compiere ogni sforzo per farlo riavere, dopo di che fosse eseguita la sentenza.
Il condannato, che non poteva reggersi in piedi, fu portato al patibolo in barella e così steso com'era, il boia sganciò la mannaia che però "non tagliò affatto la testa per essersi mosso il palco.." , allora il boia finì di staccarla col coltello!. Il popolo, inferocito da quella esecuzione così poco "professionale", comunciò a rumoreggiare ad a tirare sassate e ci fu quasi una sollevazione.
GIORDANO BRUNO

Giordano Bruno da Nola nacque nella seconda metà del XVI secolo.
Si fece domenicano ma nutrendo molti dubbi sulle credenze religiose, si allontanò dall'abito sacerdotale e girò a lungo in varie città d'Europa.
In virtù della sua avversione per la scuola aristotelica, fu perseguitato e riparò in Inghilterra, quindi in Germania ed infine ritornò in Italia, a Padova, dove l'Inquisizione lo fece arrestare come eretico, apostata e spergiuro.
Da Venezia fu trasferito a Roma, processato e condannato se non avesse abiurato alle proprie idee. Ma Giordano non era tipo da piegarsi e mentire per aver salva la vita e nell'udire la condanna pronunciò le parole che sono ancora scolpite sotto il suo monumento:
"Voi che immolate nel nome delle Misericordie, voi certo trepidate nelle vostre coscienze, in pronunciare la mia condanna, più che non si scuota il mio spirito nell'ascoltarla..."
Ma Clemente VIII il quale più che clemente fu carnefice (carneficinam exercuisse omnino videtur) non si commosse a tali parole.
PRETE CAPPELLO
Il 13 novembre 1587 fu giustiziato a Ponte Sant'Angelo don Annibale Cappello, menante (cioè scrittore di notizie).
Autore di feroci pasquinate, in particolare, sembra, contro la sorella e la nipote di Sisto V, e perciò condannato a morte era fuggito da Roma ma fu riacciuffato a Pesaro.
Si è voluto identificare nel prete Cappello quell'ignoto scrittore satirico a cui Sisto V promise salva la vita e 10.000 scudi se fosse uscito dall'anonimato e al quale, quando incautamente si rivelò, il papa mantenne la promessa facendogli però mozzare la mano.
L'identificazione tuttavia non è certa perché il Cappello, dopo aver avuto mozzate la mano e la lingua fu anche impiccato.
Così gli Avvisi di Roma davano notizie della sua morte:
"Hier sera fu degradato in San Salvatore del Lauro quel don Annibale Cappello, et questa mattina è stato condotto al luogo solito della giustizia in Ponte, dove prima li è stata mozzata una mano, tagliato la lingua e poi impiccato con tale descriptione: Per menante falso, detrattore per molti anni delli gradi di persone d'ogni sorte et come professore di tenere e mostrare figure oscene in diversi modi et atti libidinosi in dispregio di Dio e de' Santi e havere scritto avvisi a principi heretici ecc..."
IL MARCHESE DEL GRILLO
Il marchese Cosmo del Grillo fu famoso a Roma per le sue stranezze e le sue burle.
Dall'alto dell'antica torre del palazzo, ancor oggi ottimamente conservato, il marchese Del Grillo si divertiva a lanciare sassi agli ebrei che passavano nei dintorni e che terribilmente4 odiava.
I malcapitati finirono per lagnarsene con il rabbino che a sua volta presentò le proprie rimostranze al papa il quale rampognò paternamente il marchese dicendogli che se proprio voleva lanciare qualcosa, poteva limitarsi a lanciare almeno frutta.
Il marchese lo prese in parola e cominciò a lanciare pigne verdi invece dei sassi.
Non fu questo il solo scherzo che combinò agli ebrei.
Un giorno offrì in vendita ad un mercante ebreo, tutto ciò che conteneva il suo splendido palazzo settecentesco, ad un baiocco al pezzo.
Il mercante non credeva ai propri occhi: quadri, arazzi, suppellettili, statue, arazzi di grande valore... non ci volle molto per convincerlo ad accettare.
Fu stilato e sottoscritto il contratto di vendita davanti ad un notaio e quando si trattò di procedere al pagamento, il marchese fece portare dai servi quattro grandi cassapanche piene di spilli: il contratto parlava chiaro: anche quelli erano da conteggiare per un baiocco al pezzo!
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