Nel Medioevo campo di giustizia era sempre la Rupe Tarpea.
Presso un leone di basalto, i delinquenti udivano la lettura della sentenza che li condannava e se erano di bassa estrazione venivano messi a cavalcioni di quel leone con una mitra in testa e con la faccia impiastricciata di miele.
Non si sa quale fosse il modo dello spaccio finale, ma è lecito credere che fosse la decapitazione almeno per i condannati, colpevoli o no, di condizione non plebea.
Nel 1488 venne designato per luogo di giustizia un recinto davanti a Ponte Sant'Angelo, nelle cui adiacenze era un vicolo denominato del Boja.
Anche Campo de' Fiori serviva allo scopo in casi straordinari, specie nei supplizi preceduti dalla gogna, vicino alla piazza in Via della Berlina oggi Via del Paradiso.
Ma tutti i luoghi erano buoni per ammazzare la gente legalmente.
Nel 27 maggio 1500, in pieno Anno Santo, i pellegrini ebbero la ventura di passare Ponte Sant'Angelo tra due file di impiccati: erano 18, nove per parte.
Parlare di "Giustizia" nella Roma papalina è un eufemismo.
Le "Giustizie" erano le pene riservate ai rei in base ai bandi emessi dal governo pontificio.
Tali decreti lasciavano ampia discrezionalità al giudice che era arbitro unico della situazione e poteva applicare le pene a seconda del rango e del censo dell'imputato.
Legge severissima, crudele e impietosa per il popolo, molto larga di manica con il clero ed i nobili che non di rado se la cavavano con pene pecuniarie o con l'allontanamento temporaneo dalla città.
La pena di morte era comminata anche per reati lievi, che oggi non vengono neppure considerati tali; e se non era la pena di morte, era galera durissima, spesso a vita, lavori forzati e tortura.
Insomma, con la giustizia papalina non si scherzava e il popolo lo sapeva bene.
Lo sapeva, ma non per questo i reati a Roma diminuivano, perciò le esecuzioni capitali erano all'ordine del giorno, somministrate in vari modi: impiccaggione, rogo, strangolamento, mazzolatura, decapitazione e per il popolo era uno "spettacolo" da non perdere.
Ma guai se il boia sbagliava, se non era all'altezza, se faceva soffrire troppo il condannato ! Rischiava lui stesso il linciaggio.
L'esecuzione doveva essere "pulita" e rapida: ciascuno dei presenti si sentiva coinvolto in quanto a ciascuno sarebbe potuta capitare, prima o poi, la stessa sorte
Dopo l'occupazione francese di Roma le cose cambiarono, in parte.
Si rinunciò alle pene più cruente e si masntennero solo l'impiccaggione e la ghigliottina, ma il boia continuò a lavorare incessantemente fin poco oltre la metà del XIX secolo.
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